Ambiente - Valsusa vive

VALSUSA VIVE
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LA VALLE di SUSA
Ambiente - Vegetazione



Flora - Fauna

Ambiente montano - La pressione barometrica diminuisce in rapporto all’altitudine.
Azione termica - L’aria, raffreddandosi trattiene in minor misura i raggi del sole e perciò è più fredda, al contrario la terra in pianura, ne riceve di più e se esposta al sole, si riscalda;  l’aria è più densa e trattiene un maggior numero di raggi solari e pertanto è più calda.  La terra riceve direttamente dal sole una minor quantità di calore.  Quindi in montagna è più fredda l’aria ed il terreno è caldo al sole e freddo all’ombra con grandi sbalzi di temperatura; ma il terreno è normalmente più caldo all’aria.  Questi fattori sono importanti per la vegetazione che varia molto secondo l’altezza e il clima.  Basta pensare che vi sia in montagna una roccia, capace di immagazzinare il calore del sole durante il giorno, perché la dispersione notturna impedisca un raffreddamento rapido dell’ambiente intorno ad esso. Ecco perché molti fiori nelle zone elevate, vivono con più frequenza tra le rocce.  Sovente la pianta rimane per metà o del tutto immersa nel terreno.   A volte le radici si infiltrano nelle fenditure di una roccia calda, a volte in quelle di una roccia fredda, che non ha mai ricevuto il sole. Per questo le piante non saranno le stesse su rocce così diverse.



Il Vento
Il terribile vento della Val di Susa è generalmente detestato dagli alpinisti, dai valligiani e dai turisti perché porta il freddo nelle case.
È quello che fa gelare le mani e i piedi sulle creste nevose, che forma gli accumuli sulle strade, quello che viene dal Nord dal Colle del Moncenisio (Tramontana). Anche il vento dell’Ovest è furioso e freddo quasi sempre portatore di perturbazioni che provengono dall’ oceano Atlantico.  Talvolta è moderato, scioglie le nevi sulle Alpi e ci porta i profumi della primavera. Il vento del Sud (Fon- Scirocco) è caldo, d’inverno ci offre delle giornate radiose e noi della Val di Susa lo chiamiamo “ Vento marino” questo al mattino soffia da monte e al pomeriggio e alla sera soffia da valle.



Vegetazione
Quando si sale lungo i fianchi di una montagna si incontrano delle fasce di vegetazione, nettamente distinte, dovute alla sintesi delle influenze climatiche nel modo seguente: castagni fino a 600- 700 mt. – querce, faggi fino a 1000 mt. – faggi betulle noccioli fino 1200 mt.- larici e abeti e altre della famiglia delle conifere fino a 1500- 1700 mt.   La disposizione delle fasce di vegetazione può subire delle variazioni a secondo della posizione del versante se a Nord o a Sud, infatti si osserva che vi è un concentrato di vegetazione talvolta tra la montagna esposta al sole , sovente secca e l’altra di fronte, verde e ricca di boschi.   Dall’altezza di circa 1000 mt. fino ai 1700 mt. abbondano nelle nostre Alpi gli abeti, in folte foreste suggestive, popolate di animali selvatici, come gli scoiattoli e di prodotti sottobosco come mirtilli e lamponi.
L’abete rosso (Picca Exulsa) si trova di solito fra gli altri tipi di conifere; questo è un vantaggio, data la poca profondità delle radici che si diramano e fanno poca presa sul terreno, così da opporre scarsa resistenza ai venti e alle bufere. E’ tuttavia una pianta robusta assai utile per costruzioni edilizie e per palificazioni.  Il suo maggior nemico è l’uomo, ma altri esseri ne insidiano l’esistenza: la “Processionaria”, che divora le foglie aghiformi degli abeti e uccide le piante; il “ Bostrico”, la cui larva divora il legno; lo “Ilobio” che rode i tronchi e le radici.   Ma l’abete si difende, se non altro ricoprendosi di resina aromatica e cicatrizzando così ogni ferita.



Pascoli alpini
Sui dorsi delle nostre montagne si estendono praterie, ai 1000 mt. dove pascolano mucche con i loro suoni dei campanacci che si perdono nei valloni. I mandriani salgono in primavera per pascolare e ritornano nelle loro cascine a valle nel tardo autunno.  I pastori guidano i loro greggi e mandrie per i pascoli e tratturi della montagna. Il latte munto sa il sapore di timo, lavanda, ginestra, ranuncoli e  altri aromi di mille fiori. Nelle baite vengono lavorati i prodotti del latte.



Origine della flora alpina
Alla fine del periodo terziario il clima era più caldo di adesso  e molte piante attualmente tropicali, abitavano le pianure dell’ Europa.
Le montagne erano elevate più che attualmente, la fascia alpina cominciava più in alto, ma esisteva ugualmente.
Se ora le Alpi sono tra i 2200 e 2800 mt. allora potevano trovarsi tra i 3000 e 3800 mt.
Il periodo terziario corrisponde a 40 milioni di anni fa. Ed eccoci al raffreddamento, che preclude al periodo delle glaciazioni.
Le nevi eterne, che erano forse riservate alle cime superiori ai 4000mt. ora sono ad un livello molto più basso.



Piante erbacee perenni
Chiameremo così quelle piante le cui parti sono erbacee e scompaiono più o meno completamente durante la cattiva stagione.
Nelle radure dei boschi e nei canaloni scavati dalle valanghe che la neve non occupa per molto tempo, si sviluppa un tipo di vegetazione di piante alte che raggiungono anche i 2 mt. di altezza per l’umidità dell’aria e del terreno.
Tra esse la valeriana, il cerfoglio muschiato, dal buon odore di anice, il tasso barbasso, i grandi ranuncoli bianchi a foglia di platano.
La prateria di montagna, è ricca di fiori e di colori.
All’altezza di 1000mt. e 1500 mt.  compare nella tarda primavera la viola di monte dall’intenso profumo e dalle molteplici virtù medicinali.
Nel bosco le condizioni di crescita delle piante erbacee sono del tutto particolari: i contrasti termici e igrometrici sono meno violenti,
ma la luce è spesso distribuita molto pacamente. In queste condizioni sono favorite le felci ed i muschi che temono la siccità e l’insolazione. Alcune felci mantengono le loro foglie  perenni durante l’inverno sotto il manto di neve; altre si  rifanno in primavera, ma sembra che le parti sotto terra vivano a lungo.Tra le crittogame troviamo molto diffusi i funghi e i licheni. Ce ne sono di diverse categorie: Il tronco d’abete è spesso ricoperto di lichene detto “ Pulmonaca-sticta” mentre dai rami pende il lichene “Usnea barbata”. Il lichene calcico aderisce alla roccia ed attacca i carbonati.  Una qualità di lichene che vive ad altezza elevata è ricercato per le sue virtù medicinali.

Fiori di alta montagna



Edelweiss (Leontopodium Alpinum)
È la regina  della montagna.  Questa appartiene alla famiglia delle composite. Il carattere lanoso si sviluppa in proporzione all’altezza per proteggersi dal freddo, se è coltivata in pianura perde quindi il suo aspetto lanugginoso. È inodore a forma di stella irregolare con un colore quasi argenteo.



Lavanda o Spigo (Lavandula Officinalis)
Gli antichi usavano spesso “ lo Spigo” nei bagni donde il nome di lavandula o lavanda. È una pianta cespugliosa con calice eretto. I fiori sono spighe di color bluastro, di odore piacevole ed un sapore amarognolo e caldo. Cresce nei luoghi sassosi, è coltivata anche nei giardini.
Si raccoglie in Maggio- Settembre al tempo della fioritura.



Arnica (Arnica Montana)
Tabacco di montagna (stomidela- erba stardutella) pianta erbacea perenne che cresce nei prati e nei pascoli
della zona montana ed alpina oltre i 1000 mt. Ha fiori color giallo oro, radice fibbrosa e troncata, nerastra all’esterno.
Fiorisce in estate da Maggio a Luglio.
È medicinale , di essa si usano fiori e radici; i fiori si raccolgono in Giugno e Luglio; le radici in autunno.
Viene usata come impacchi per le contusioni.



Genziana (Genziana Lutea)
È una pianta perenne, erbacea che cresce nei prati e pascoli nella regione montana. Fiorisce da Giugno ad Agosto con fiori di colore bianco giallastri riuniti in fascetti dalle foglie. La radice lunga di sapore amaro viene usata in medicina, da raccogliersi in primavera ed autunno.



Ginepro (Juniperus Communis)
È un alberello cespuglioso sempre verde che cresce nei luoghi incolti boschivi delle colline e dei monti.
Le foglie sono lineari e pungenti, i fiori sbocciano da Marzo a Giugno. I frutti sono bacche sferiche piccole numerose, di colore nero.
Si usano le bacche in medicina da raccogliersi in Settembre e Ottobre.



Ginestra (Cytisus Scorparius)
Arboscello della famiglia delle legaminose.
Ha fiori di color giallo oro. Fiorisce da Aprile a Luglio, cresce nelle boscaglie e brughiere in terreni incolti e si usa per fare scope.
I fiori si raccolgono in Giugno e Luglio.



Genzianella (Genziana Kochiana)
Cresce nei pascoli alpini al disotto dei 1500 mt. È un fiore caratteristico per la forma a calice e di colore blu cupo. È inodoro.



Narciso (Narcissus Poëticus)
Cresce nei prati umidi di primavera  e forma un tappeto bianco che spicca nel verde intenso.
È molto profumato si raccoglie da Giugno in poi quando l’erba è prossima per il taglio.



Miosotide nano (Eritrichum nanum)
(Non ti scordar di me) comunemente chiamato, cresce presso i ruscelli o in zone molto umide. È di colore azzurro pallido e inodore.



Rododendro (Rhododendron Ferrugineum)
è una pianta con fusto legnoso, contorto, con i fiori rosacei o rossi. Non può innalzarsi sopra lo strato invernale della neve, gli inverni poco nevosi sono disastrosi per questo arbusto. Non ha profumo e rallegra i versanti dei monti col suo colore vivace in Giugno e Luglio.



Semprevivo montano (Semprevivum Grandiflorum)
I fiori sono rossi, gli steli rosa marrone. Vive fra le rocce, in alta montagna è una pianta perenne.
Il fiore è disposto a rosetta carnosa. Se ne trova una specie affine sui tetti.



Bucaneve
Fiorisce precocemente come il campanellino. La neve si scioglie al suo contatto.
Vive nei boschi in zone molto umide, è di colore bianco molto delicato.



Mughetto
Cresce nei boschi al di sotto ai 1000 mt. in zone molto umide. Fiorisce a campanellini bianchi distribuiti lungo lo stelo.
È profumatissimo e si raccoglie in Giugno.



Soldanella
È una pianta alpina, la più conosciuta e la più delicata. Le sue campanelle frangiate bucano la neve, o meglio si drizzano, ed essendo il loro calore maggiore della neve stessa, essa fonde al loro contatto.  I poeti ne parlano come fiore delicato e bellissimo delle Alpi.



Botton d’oro
Nel pascolo subalpino in un tappeto di erbe alte, disseminato di fiori, spiccano i “ Botton d’oro” . La conservazione di questi pascoli multicolori dipende molto dal bestiame, che se si ferma molto a lungo nello stesso luogo, distrugge la flora.



Giglio di monte (Lilium Martagon- Lilium Bulbiferum)
Con questo nome si suol denominare varie specie: il giglio martagone, dei Pirenei; il giglio di San Giovanni o delle Alpi.
Vivono nei pascoli alpini ed il loro colore arancione intenso è di grande effetto.



Colchico (Colchicum Autunnale)
Pianta erbacea bulbosa, cresce nei prati freschi in autunno di colore violaceo; i bulbi si raccolgono prima della fioritura in Agosto e Settembre.
I semi di color zafferano si raccolgono in Giugno- Luglio.



Fior di croco (Crocus Vernus – zafferano selvatico)
Ha molta somiglianza con il colchico, ma a differenza di questo, fiorisce in primavera allo sciogliersi delle nevi ed è bianco.


Fauna dei nostri monti



Nel maestoso e imponente paesaggio alpino, ardito tempio che natura eresse al Creatore con pura esaltazione di forza e di bellezza in ardente sinfonia di silenzi cupi e di voci argentine, accanto ai duri legni gementi nelle bufere e oltre fin su le vette palpita e gioisce del terrestre paradiso, la fauna alpina, presente sempre in ogni anfratto, in ogni cielo.   L’ambiente a pino vario, mutevole, diversamente configurato. La vita animale risente delle condizioni ambientali l’instabile temperatura e la decrescente pressione, unitamente alla parallela diminuzione di ossigeno.



Piani di vita
Con il termine di fauna alpina gli zoografi e i faunisti sono soliti a delimitare gli animali viventi in una fascia orizzontale compresa fra i limiti superiori della foresta e le più alte cime.  Il piano di vita proprio della specie alpina si estende dunque in un orizzonte superiore all’incerto confine dei 2000 mt.   In questo piano vivono gli animali tipici delle nostre Alpi. L’adattamento di questa specie produce dei fenomeni fisici, morfologici e fisiologici. Tra i più noti la muta della pelliccia e del piumaggio mimetizzato in funzione al cambiamento delle stagioni.


Il camoscio
Abita nelle zone rocciose ed innevate; meraviglioso, snello bovide, agile e tenace lottatore, ha una pelliccia fulva d’estate e scura d’inverno,
la coda corta orlata di bianco. Anche le corna leggere, sono eleganti e uncinate. È il re delle Alpi, il signore delle creste.
Vive in branchi non folti, attento sempre alle insidie dei cacciatori audaci, pazienti che bivaccano sull’alpe.
Dall’alto di vedetta da una rupe il camoscio odora, ode il fruscio e fugge.


La marmotta
Fa parte alla famiglia dei roditori, curiosa e timida esce dalla sua lunga tana e gode pigramente il sole estivo nelle praterie alpine.
Non si scompone neppure per la ricerca del cibo che consuma sul limitare della tana.
Quando intuisce il pericolo manda dei fischi acuti e dei lamenti ben noti agli alpigiani.


Aquila
Unitamente al camoscio, l’aquila è il simbolo vivo delle Alpi, la regina delle altezze, il segno rude della tenacia alpina.
Bellissima nella sua forma, il rapace fende l’azzurro del cielo con le ali possenti, con lo sguardo acuto attento alla preda e gli artigli rossi
di sangue tiepido, pronti a ghermire la vittima del suo volo: il suo nido è fra le rocce, solo nell’infinito di esso depone le uova che cova teneramente a primavera.
È uno splendido uccello rapace che si va estinguendo per la spietata caccia cui va soggetto da parte dei montanari gelosi dei greggi.


Lepre alpina (Lepus timidus varronis)
Uno dei più conosciuti animali alpini, è noto per la singolare proprietà di muta. È simile nella forma della lepre comune,
tranne che nella coda e nelle orecchie, alquanto più brevi e nel colore estivo della pelliccia, di un grigio vellutato.
D’inverno il pelo diviene bianco; candido come la neve, si mimetizza con la coltre nevosa.
Ricerca il cibo tenacemente scavando nella neve per raggiungere il ramo da rosicchiare.
Abita nelle tane e nei crepacci rocciosi, senza sdegnare talvolta le calde abitazioni altrui, giocando ingenuamente la vita per il tepore.


Lepre comune
Vive nelle campagne, nelle boscaglie, tra i cespugli. È simile al coniglio, ma vive allo stato selvatico.
È ricercata dai cacciatori per la buona carne, nei periodi in cui la caccia è libera.
Ogni anno i guardiacaccia portano un numero di leprotti di allevamento nelle campagne scarse di selvaggina.


Vipera
La catena alpina annida nelle sue praterie, sui greti dei torrenti e nelle riarse praterie, alcuni rettili velenosi, agilissimi e insidiosi.
Il nome di vipera è ad essi comune, nelle sue varietà.
La specie più pericolosa è rappresentata dalla vipera cornuta (vipera ammodytes);
raramente si trova sulle nostre Alpi e non supera i 2000 mt. di altitudine.  Sino ai 3000 mt. di altezza si spinge invece il breve,
ma forte marasso (vipera berrus) rettile mordace ed aggressivo e la verde vipera comune (vipera aspis) agilissima e velenosa,
dal corpo tozzo, macchiata e dalla breve coda.


Scoiattolo
Si suddividono in tre sottofamiglie. Essi hanno corpo allungato con la coda di varia lunghezza.
Abitano in tutte le parti del mondo, ad eccezione dell’Australia, corrono a balzi appoggiando tutta la pianta del piede,
la loro voce a volte è un sibilo a volte un grugnito o un brontolio. Sono roditori molto dannosi alla campagna,
nuocciono alle piante e uccidono gli uccelli utili.

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