Don Antonello - Valsusa vive

VALSUSA VIVE
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LA CHIESA IN VALLE


ULTIME    ORE   CON     EMILIO    GIACCONE

                                                                                                               
Nato a Vaie l’8/7/1902, giovanissimo lasciò la sua casa paterna e la sua famiglia per trasferirsi a Roma, al fine di lavorare per l’Azione Cattolica,
dedicandosi interamente al bene degli altri. Visse nell’ombra, nella modestia e nell’umiltà; ma le sue opere hanno avuto una risonanza in tutto
il territorio italiano di cui fu Presidente Nazionale dell’E.NA.O.L.I (Ente Nazionale Orfani Lavoratori Italiani) per lunghi anni.
Quanti ragazzi, anche nella nostra valle sono stati da lui beneficati! Ad esempio un’alunna della Borgata Vignassa che frequentava la scuola popolare di Sant’Antonino,
di famiglia bisognosa è stata beneficiata di una pezza di stoffa per un cappotto per la mamma. Ma questo è solo uno dei campi in cui concretizzò i suoi principi di bontà;
in molti altri si distinse animatore di grandi iniziative per l’educazione della gioventù; tra i suoi programmi uno merita di essere menzionato: l’operazione “Cronaca bianca”,
con la quale si promuoveva  di smentire la convinzione che solo il male fa cronaca ed il bene no. Ora lui ne è protagonista: il bene da lui operato fa cronaca e ci è di esempio. Sentimenti sublimi hanno albergato sempre nel suo cuore.
Era lieto di avere notizie di esempio per le sue riunioni, come quella promossa dal C.T.G. Valsusa (Centro Turistico Giovanile) durante “ La Quaresima di Fraternità”
si trascorreva una giornata in allegria con i bambini orfani nei loro Istituti.  
Non è possibile elencare le sue opere: sono innumerevoli; non è possibile dirne le qualità sono di un alto livello morale, si vuole soltanto parlare delle sue ultime ore di vita,
trascorse nella più grande semplicità.
Ogni anno usava trascorrere le vacanze al suo paese natìo tra i suoi familiari.
Il primo Agosto 1972 fu invitato dai cugini Silvano e Gemma a trascorrere alcuni giorni sui monti di Vaie in Val di Susa, nella baita (mt.1030) dei suoi antenati “ Presa Giaccone”
ora “Presa Cattero”. Durante il viaggio in auto, nei pressi del Colle Braida con la cugina per raggiungere il luogo di montagna le rivelò in confidenza che voleva ritirarsi
in una casa di riposo presso Roma per attendere la chiamata del Signore. Diceva che era pronto ad affrontare questo passo: “ Era preparato anche se Dio l’avesse voluto,
con Lui, di lì a un’ora.” Fu una rivelazione? Un intuito? E l’ora del suo destino si stava avvicinando.
Quando  giunse  nella località dei suoi antenati ebbe ad esprimere la sua gioia con queste parole: “ Mi avete fatto un grande regalo!
Ho compiuto i 70 anni aiutatemi a ringraziare il Signore”.
Visitò la vecchia baita (del 1622) entrò nella cucina dove ardeva un gran fuoco nel camino, si sedette quasi con religiosità sullo scanno che già fu dei suoi avi,
con le sue stesse mani avvicinò i tizzoni ardenti, soffiò sul fuoco per avvicinare la fiamma tra gli alari, come volesse sottolineare il significato che il fuoco dell’amore
deve unire tutti in una grande famiglia. Sono atteggiamenti umili, ma molto significativi per un uomo che nonostante la sua posizione in campo nazionale,
seppe conservare in sé la semplicità della sua gente. Ma ben presto fu attratto dai tre volti innocenti di tre bambini: Lorenzo, Claudia e Luisa.
Raccolsero per lui nei prati alcuni fiori  come omaggio delle nostre montagne e lui si commosse! Visitò le due camerette che furono preparate con cura e disse:
qui mi trovavo anni fa, in questo medesimo posto, quando appresi la notizia della morte di Alcide De Gasperi.
Il cugino Silvano doveva recarsi a prelevare  il padre  lungo la strada in costruzione, nei pressi della località Pietra bruna, verso l’ora del termine dei lavori,
lui lo volle accompagnare, voleva andare incontro di persona al cugino Mario e nello stesso tempo desiderava vedere quella strada che gli stava tanto a cuore,
perché aveva capito che era utile  alla gente dei suoi monti.
Giunto sul posto di lavoro, salutò i presenti e poi con alcuni si mise ad una distanza di sicurezza per assistere  brillare l’ultima mina della giornata, lui ne voleva vedere gli effetti.
Uno schianto, qualche attimo di silenzio e poi l’accasciarsi a terra di Emilio senza un lamento, colpito da una scheggia vagante, che non si può capire come abbia potuto
volare tanto lontano, per colpire fra tanti che gli erano vicino, quasi fosse partita  con un obbiettivo preciso per raggiungere solo lui.
Dio aveva deciso la sua ora e aveva scelto il momento; era felice, tra i suoi parenti affezionati sui suoi monti che gli erano tanto cari.
La corsa disperata in macchina, fra i sobbalzi di una strada in terra battuta, prima all’ospedale di Giaveno e poi in ambulanza a quello di Torino ed  infine la dolorosa tragica conclusione fra lo sgomento, l’incredulità, il dolore di tutti.
Il venerdì mattino 4 Agosto 1972  ritornò a casa come aveva promesso pochi giorni prima salutando i suoi familiari, ma nella bara, circondata dall’affetto di tante persone,
parenti, amici,conoscenti beneficati; una bara che ha avuto il privilegio di ospitare un grande uomo; un uomo che aveva fatto dell’amore il suo credo,
della bontà la sua ragione di vita  e della carità motivo essenziale della sua esistenza.

                                                                                Gemma e Silvano Cattero

PERCORSO  DI  EMILIO  GIACCONE

   1) CASA PATERNA
   2) CHIESA DI VAIE
   3) CHIESETTA STRADA S.MICHELE
   4) CHIESA DI CHIUSA S.MICHELE
   5) SACRA DI S.MICHELE
   6) CHIESETTA COLLE BRAIDA
   7) CHIESA BENNALE
   8) CHIESA FOLATONE
   9) CAPPELLA DELLA MURA
   10 ) CORTILE DI PRESA CATTERO
   11 ) CIPPO
   12 ) CAPPELLA DEL CRESTO
   13 ) CHIESA DI S.PANCRAZIO VAIE
   14 ) CIMITERO DI VAIE

      
  
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