La Chiesa in Valle - Valsusa vive

VALSUSA VIVE
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LA CHIESA IN VALLE

La casa di tutti

“La Messa è finita, andate in pace.”
La gente esce, la chiesa si fa deserta/ custodita nel buio dagli angeli dipinti,
e questo è il momento che si vedono uscire/ dall’ombra le anime dei morti:
Vengono a prendere il posto dei vivi, tenendo in mano/ un cero acceso,
mentre sottovoce bisbigliano/ le orazioni in latino: si sente un coro
dietro all’altare maggiore; lento che accompagna/ a sillabe scandite in gregoriano.
Forse sono monaci del vecchio convento che ritornano
con le loro voci armoniose a cantare i salmi?/ Mi fermo ad ascoltarli mentre guardo
i dipinti sul muro, rovinati dal tempo,/ i bei confesssionari sculturati
che hanno contato tante penitenze/ ma conservano in silenzio i loro segreti:
Come parlano al cuore questi muri/ antichi testimoni del passato!
Dentro loro c’è la storia di tanti secoli/ hanno conosciuto i nostri vecchi,
da quando erano appena nati, per il Battesimo, in fasce/ poi per tutta la vita,
nelle ore tristi/ o nei momenti lieti, fino al giorno,/ del loro ultimo saluto.
….Muri santi di un ‘epoca lontana/ fatti di roccia estratta dalle montagne
siete delle pietre vive della nostra storia!/ Fino a che le sue porte si apriranno a tutti
quelli che soffrono, che si cercano e si vogliono bene,
sarà sempre quel posto dove incontrarsi/ quando essere soli è troppo triste,
come fratelli che dal Padre vanno,/ per gioire, piangere e pregare insieme.




MESSAGGIO DI SUA SANTITA' Papa Benedetto XVI


MESSAGGIO DEL VESCOVO     Mons. Alfonso Badini Confalonieri







MESSAGGIO DEL PREVOSTO   Don   Sergio Blandino






La cà ‘d tuti   (Muraje sante )-(Pere milenàrie)

“ La Mëssa a l’è finìa, andevne an pas!”
La gent  a seurt, la cesa as fa deserta
e cost a l’é ‘l moment ch’as vëddo a seurte
da la mesombra j’ànime dij mort.                          
Ven-o a pié ‘l pòst dij viv, tenend an man
ën siri avisch, mentre sotvos bësbìjo
d’orassion an latin: as sent un coro
daré dl’autar magior, lent ch’a-j compagna
a silabe scandìje an gregorian.
Forse son fra dël vej convent ch’a torno
con soe vos armoniose a canté ij salm?
I m’artardo a scoté, e ‘n tant i guardo
le piture ‘ns ij mur, rusià dal temp,
ij bej confessionari scolturà
ch’a l’han contane tante penitense
ma a conservo an silensi ij sò segret.
Coma ch’a parlo al cheur coste muraje
antiche, testimòni dël passà!
Ant lor a-i è la stòria ‘d tanti sécoj
a l’han conossù tuti ij nòstri vej,
fin da quand l’han portaje pen-a nà
për  ël Batesim, drinta al pòrtanfan
peui për tuta la vita, ant j’ore afrose
ò ‘nt ij moment seren, fin-a col dì
ch’a son avnù për cheuje l’ùltim salut.
……………………………………..
Muraje sante ‘d  n’época lontan-a
fàite con ‘d ròch gavà da le montagne
i seve ‘ d pere vive ‘d nòstra stòria!
Fin che soe pòrte as durviran a tuti
coj ch’a seufro, ch’as serco e as veulo bin,
sta cesa con avzin sò vej cioché
sarà sempre col pòst doa ‘ncontresse
quand esse soj a l’è tròp grev për noi,
come fratej che da sò Pare a van
për argiojì, pioré e preghè ansema.


Histoire de l’Eglise de Sant’Antonino

Près de Chiusa San Michele (vers Turin) qui évoque le combat avec le succés de Carlo Magno sur les Lombards, on trouve le village de Sant’Antonino di Susa : ses origins remontent à l’an mille. Dans l’antiquité il était composé par 2 bourgs, l’un plus petit (San Desiderio, l’actuel Sant’Antonio, bourg des gonflés, l’autre plus grand consacré à Sant’Agata, la Vierge catanaise martyre) : il devint Sant’Antonino en 1043, quand il fut donné en fief aux moines de Chaors en France par la Marquise Adelaide de Suse. Des documents résulte que dans le bourg, au début du XVIII siècle, était habité par 1500 personnes.  À partir de la fin du siècle dernier, grâce à l’impulsion de Turin et à l’abondance de main-d’œuvre locale, en outre de l’activité agricole se développa aussi celle commerciale et artisanale avec quelques laboratoires (moilunage de la soie à la Maisonnette) et après celle industrielle (cotonnerie Abegg, la Magnadyne radio e l’Irem). Aujourd’hui Sant’Antonino a environ 4100 habitants. L’église, qui avec son clocher roman (monument national) est parmi les plus anciennes de la vallée, fut édifiée dans l’an mille.




STORIA DELLA CHIESA DI SANT’ANTONINO

Il paese di Sant’ Antonino di Susa, le cui origini risalgono verso il mille, era anticamente formato da due borghi, uno più piccolo S. Desiderio, l’attuale S. Antonio, borgo dei Gonfi, e l’altro più grande dedicato a S. Agata la vergine catanese martire, ma fu mutato in Sant’Antonino quando nel 1043 venne dato in feudo ai monaci di Chaors in Francia, dalla Marchesa Adelaide di Susa.
Dai documenti risulta che il borgo agli inizi del 1700 contava 1500 abitanti.  Oggi Sant’Antonino conta circa 4100 abitanti.  La chiesa che è fra le più antiche della valle con il suo campanile romanico (monumento nazionale) fu edificata verso il mille come confermano i caratteri stilistici.
La costruzione in stile romanico basilicale con facciata a capanna spezzata era molto ampia sormontata da 12 colonne (che simboleggiavano i dodici apostoli) ma nel 1698 venne decurtata di 14 m. con l’abbattimento di tre arcate. Con le innovazioni e riparazioni subite, attualmente non ha più pregio artistico. Si ampliarono i due fondi laterali, per formare a sinistra la Sacrestia e l’Oratorio a destra ( la sacrestia dei flagellati)- In passato Sant’Antonino divenne territorio dei feudatari Calcagno di Giaveno, poi passò ai Conti Pullini ; successivamente fece parte del marchesato di Susa e nella Chiesa (parete campanile) esiste un dipinto che anticamente era riportato sulla facciata che rappresenta il busto di Enricus Marchese e di Adalena Comitizza, un’aquila con corona e in basso uno scudo ovale con croce bianca in campo rosso sostenuto da due leoni rampanti.
  



IL SANTO PATRONO

Del Patrono di Sant’Antonino le notizie sono varie, ma le più attendibili ci giungono dal MARTIROLOGIO GERONIMIANO “ IN SIRIA PROVINCIA IN REGIONE APAMIAE ANTONINI PUERI ANNORIUM XX VICO APROCAVICTU SUB COSTANTIO IMPERATORE”.
Nato a Aribazos, nella Siria seconda, era scalpellino di professione e passando un giorno in una località vicino ad Apamea, rimproverò  inutilmente i pagani che adoravano i loro idoli.
Si ritirò per due anni presso un anacoreta di nome Teotino e poi nonostante le preghiere di quest’ultimo tornò in quella località . Colà giunto, con uno zelo eccessivo, penetrò nel tempio e frantumò gli idoli eccitando il furore dei pagani che lo percossero.  Su richiesta del Vescovo di Apamea, si recò in quella città per costruire una Chiesa dedicata alla Santissima Trinità, ma a lavoro iniziato, fu assalito dai  pagani che egli aveva offeso e a solo vent’anni fu trucidato.
Il corpo, dapprima smembrato, fu sepolto in una caverna ad Apamea, su cui il Vescovo della città fece costruire una basilica a lui dedicata, che fu poi distrutta da Consroe nel secolo VII.
Questa basilica appare menzionata già nel 518, negli atti di un Concilio della Siria seconda e nel 536 in una memoria presentata dai vescovi siri al Concilio di Costantinopoli.
A Sant’Antonin du Rouergue ( Tarn e Garonne) nella noble val, all’inizio del sec.IX esisteva un monastero che era in possesso del capo e di parte del corpo del Santo Patrono del paese.
I bollandisti parlano di una traslazione delle reliquie da Apamea prima della distruzione della città ad opera di Consroe all’inizio del sec.VII ed è molto probabile che esse siano state portate prima nella noble val e successsivamente a Pamiers.



Compatrona: S. Maria Addolorata


Storia dell’arte:
Nella Chiesa oltre il pregiato tronetto in marmo rosso posto sull’altar maggiore, sono da segnalare alcuni arredi sacri: ostensori, calici, reliquari e due quadri restaurati, uno raffigurato S. Luigi Gonzaga, il secondo di notevole valore artistico raffigurato S.Gerolamo di autore anonimo probabilmente appartenente alla scuola di Caravaggio del XVII secolo.


S. Luigi Gonzaga:
(1568-1591) Nato nel castello di Castiglione in Lombardia fu paggio nelle corti di Toscana, Mantova e Spagna e a diciotto anni entrò nella Compagnia di Gesù superando l’opposizione della sua famiglia. Morì giovanissimo  per essere stato contagiato curando gli appestati.  Benedetto XIII lo dichiarò speciale protettore dei giovani studenti, e Pio XI lo proclamò Patrono della gioventù cattolica.


S. Gerolamo:
(341-420) Dottore della Chiesa.  Nato a Stridone in Dalmazia  studiò a Roma, dedicandosi particolarmente ai classici, per i quali sviluppò una passione  che gli sarebbe durata per tutta la vita . Fece lunghi viaggi in Italia, in Gallia e in Palestina .   Maturò la decisione di farsi monaco, visse come eremita nel deserto della Calcide per cinque anni.   Dopo aver studiato a Costantinopoli con Gregorio Nazianzieno, si trasferì a Roma come segretario particolare di Papa Damaso I, che gli affidò la traduzione della Bibbia (Vulgata). Dopo Roma Gerolamo si ritirò a Betlemme in un monastero dove morì quasi ottantenne.



Di recente sono stati effettuati dei sondaggi nell’interno della Chiesa per scoprire l’antica decorazione e nell’abside della sacrestia dei flagellati (attualmente vestibolo per i chierichetti) sono affiorati affreschi databili dal XII al XV sec.  

       

  Nell’anno duemilacinque sono state installate le vetrate progettate dall’Architetto Paolo Belgioioso nella Cappella       battesimale (raffigurante lo Spirito Santo) ristrutturata con il fonte per il Sacramento del Battesimo .

       

Nella Cappella devozionale (ex Battistero) sono raffigurate le tre virtù teologali (fede, speranza e carità) con le statue di San Giuseppe (a sinistra) il Sacro Cuore di Gesù (al centro) e Maria Immacolata (a destra).

  
Domenica  31 Dicembre 2006 al termine della S. Messa delle ore 11, Mons. Alfonso Badini Confalonieri Vescovo della diocesi di Susa, ha benedetto la statua della Madonna del Rocciamelone, opera dell’artista Paolo Belgioioso, posta sul piedestallo (contenente i nominativi degli offerenti) costruito da Fulgido Tabone, con alcune pietre della vetta con la scritta “ MATER DEI ORA PRO NOBIS”, alla presenza delle autorità e della comunità di Sant’Antonino.

  
Nell’interno della Chiesa il 7 Maggio 2007  sono stati sistemati i ponteggi per iniziare il restauro (con bisturi) degli affreschi del 1700 coperti da diversi strati di tinteggiatura.


IL CAMPANILE

Il campanile di Sant’Antonino, uno tra i più antichi della valle di Susa è di stile romanico.
Ha una pianta quadrata di dimensioni di 5,80 m. per lato e l’altezza della torre è di 22 m.
Essa è costruita da sette piani e l’altezza di ognuno è di circa 3,40 m..
Lo spessore dei muri è in media di 0,86 m. Mentre la cuspide è ottagonale ed è alta 7 m.
Ci sono le bifore alte da 1,90 m. a 2,10 m. e larghe 1,55 m. Le trifore sono alte in media 2,20 m. e larghe 3mt.
Questo campanile, nonostante le alterazioni subite dalla installazione della meridiana al primo quadrante e successivamente al secondo quadrante dell’orologio, conserva sufficienti elementi per farci conoscere le sue linee primitive. Man mano che si sale verso l’alto si riscontrano delle aperture sempre più grandi per alleggerire la struttura e ridurre l’attrito col vento molto frequente nella nostra valle .
E’ tutto formato di conci di pietra verde ( proveniente dalle cave della Fontanassa ) ben scalpellati e ben allineati con poca calce. Le aperture si susseguono: al primo piano ci sono feritoie una per lato; al secondo e al terzo piano ci sono delle monofore due per lato, separate da una lesena centrale; al quarto e al quinto piano ci sono delle bifore, nuovamente una per lato e infine al sesto e settimo piano ci sono delle trifore. Le aperture sono arricchite da una doppia ghiera .  All’esterno sono di ornamento gli archetti pensili con i peducci in tufo.
Verticalmente, la decorazione è ottenuta con lesene angolari che percorrono la torre in tutta la sua altezza  senza interruzione. Nell’anno 2001 è stato ristrutturato e riportato al suo splendore, inaugurato e benedetto sabato 15 Dicembre 2001 alla presenza del Vescovo di Susa Mons.Alfonso Badini Confalonieri con la nuova illuminazione.
Nella cella campanaria vi sono cinque campane; la maggiore pesa 9 q. la media pesa 6 q. e la minore pesa 4 q. La maggiore e la minore sono state fatte rifondere nell’anno 1967 ( come riportato sulla targa all’ingresso del campanile).

                                               L’anno 1967 addì 26 Marzo giorno di Pasqua
                                               S.E. Mons.Giuseppe Garneri Vescovo della Diocesi di Susa
                                               ha qui celebrato la S.Messa ed ha solennemente benedetto
                                               le due campane, maggiore e minore fatte rifondere
                                               a cura dell’amministrazione comunale di Sant’Antonino di Susa .

Esse portano le seguenti diciture:
“ La Vergine madre di Dio e suoi Santi Giovanni Battista e Antonino sacerdote e martire intercedono o Signore al suono di questa campana la tua voce sia da noi ascoltata e la nostra da te esaudita”.
“I Santi Giuseppe e Agata  vergine e martire al suono di questa campana custodiscano questo popolo allontanando ogni avversità e procurandogli ogni prosperità .”
Le ultime due campane sono state benedette Domenica 1° Settembre 2002, giorno della festa di Sant’Antonino martire da Mons. Renato Boccardo.  La prima dedicata ai Santi delle borgate di sant’Antonino (in onore di S.Desiderio, S.Antonio, S.Rocco, S.Giovanni Battista, S.Brigida,  S.Sebastiano, S. Agata e S.Francesco di Sales  A.D 2002) e l’altra alla memoria dei Parroci defunti del XX° secolo ( Don Carlo Giuseppe Bertola, Don Umberto Bonaudo, Don Oreste Cantore e Don Carlo Martin A.D.2002) e sistemate nel mese di Settembre con le nuove melodie.




Novità al cioché ‘d Sant’Antonin (1973-1974)

Le veje ciòche a son diventà giovo!
-Che festa, che comèrsi ‘n sël cioché!
A l’é bel steje a sente e ‘dcò guardé
cola giòstra ch’as vèd travers le finestre.

A pìo lë slans, së sfòrzo, peui s’artiro,
a torno fòra, a biauto ‘n sa e ‘n là
come ‘nt un gieugh alegher ëd masnà:
mincatant a s’arpòso, peui s’arpìo.

Col a l’é n’andi ch’a l’han pià ste ciòche
da quand ch’a-i é l’impiant ch’a-j fa soné!
Adéss a l’é pi nen ël ciocaté                                    
a feje dindoné tirand le còrde.

A smija ancora ‘d vëdlo: as na rivava,
soa giaca sota al brass, bonét an man,
a entrava ‘nt ël cioché, e tost din dan
ij primi bòt ant l’aria a së spantiavo.

Quandi cha l’era ‘l dì dla festa gròssa
‘s rampiava fin-a ‘n ponta dël cioché
e a vëdlo con soe ciòche a baudëtté j’ero fratej, sorelle: na famija:

Le tradission, purtròp, cò lor a passo…
L’era pro bel antlora, pa da dì,
ma ancheuj ij ciocaté a-i son papì,
e pura sensa cioché as peul nen stesse.

Lor a son sempre cole d’una vòlta,
ch’a l’han vëdù nasse e meuire ij nòstri vej,
ma quasi ch’as dirìa, a son-o mej
adéss ch’a-j fa bogé na fòrsa neuva.

Nòstr bel cioché, oh sì! Slo meritava
cost onor d’esse ‘n pò valorisà:
concèrt ëd ciòche, e ‘d sèira ‘nluminà…
A smìa che la vita s’arnovela!

Vijé su nòstr pais, mie care ciòche,
e quand che vòstra vos as fa sentì
ch’a parla mai ‘d maleur, nò, për l’avnì
i voroma mach pì sente la baudëtta.




Novità al campanile di Sant’Antonino
Le vecchie campane sono diventate giovani!/Che festa che frastuono sul campanile!/ E’ bello a sentirle e anche guardarle/ quella giostra che si vede attraverso le bifore./ Prendono lo slancio si sporgono, poi si ritirano,/ ritornano fuori, dondolano in qua e là/ come in un gioco da bambini/ ogni tanto si riposano e poi si riprendono./ Quello è il movimento che hanno preso le campane/ da quando vi è l’impianto elettrico che le fa suonare!/ Adesso non c’è più il campanaro a farle dondolare tirando le corde./ Sembra ancora di vederlo: se ne arrivava,/ sua giacca sotto il braccio, berretto in mano,/ ed entrava nel campanile e poi din… e dan…/ i primi rintocchi nell’aria si espandevano./ Quando era il giorno di festa grande/ si arrampicava fino in punta al campanile/e vederlo con sue campane a distesa/ erano fratelli e sorelle : una famiglia:/ Le tradizioni, purtroppo, anche loro passano…/ Era bello allora, non c’è che dire,/  ma oggi i campanari non vi sono più/ eppure senza campane non si può stare:/ Loro sono sempre quelle di una volta;/ che hanno visto nascere  e morire i nostri vecchi,/ ma quasi si direbbe che suonano meglio/ adesso che le fa muovere una forza nuova./ Nostro bel campanile , oh sì! Se lo meritava/ questo onore di essere un pò valorizzato:/ concerto di campane, e di sera illuminato…/ Sembra che la vita si rinnovi!/ Vegliate sul nostro paese, mie care campane,
e quando la vostra voce si fa sentire/ non parli mai di dolore: per l’avvenire/ vogliamo soltanto le campane a festa.





LE CAPPELLE


S.ANTONIO ABATE  E  S. DESIDERIO   (Borgo dei gonfi)
 
E’ questo il Prevostato minore di S.Desiderio trasformato in una semplice cappella dedicata a S.Antonio Abate( 17 Gennaio) Eremita egiziano,( 251-356 ) è il patriarca di tutti i monaci . A vent’anni diede ai poveri le sue ricchezze e visse da eremita. Fu lui a dare il via alla vita monastica fondando delle comunità. Divenne famoso in tutto l’Egitto.  Fu amico di S.Atanasio che poi scrisse la sua biografia.  Nell’arte è raffigurato con una croce a forma di T ed un maiale.  Questo animale era il simbolo del male .  Un altro dei suoi simboli è una fiaccola che rappresenta una malattia : il fuoco di S.Antonio…una forma epidemica di erisipela contro la quale si invocava l’intercessione del Santo
La pala d’altare raffigura oltre a S .Antonio Abate un altro Santo: S. Desiderio chiamato anche S.Didier vissuto nel 407- nativo di Genova che predicò e divenne Vescovo di Langres in Francia . Fu ucciso durante un’invasione vandalica mentre difendeva il suo popolo .  Questa cappella anticamente era una chiesa consacrata a Lui chiamata  San Didier ( 23 Maggio ) orientata verso levante come tutte le chiese romaniche .
Fu ricostruita verso il 1832 con la facciata rivolta verso sud,  per volontà degli abitanti del borgo; molte persone si impegnarono in tale opera pia con offerte spontanee oppure mettendo la loro manodopera .
Tuttora ci sono due statue sulla facciata della cappella che raffigurano S. Antonio Abate e San Desiderio Vescovo.
Altre due restaurate recentemente sono sui lati interni della cappella.



NOSTRA SIGNORA DELLA NEVE  E S. BRIGIDA (Borgata Cresto sul versante nord della montagna)

Dai documenti conservati presso l’archivio arcivescovile di Torino possediamo una visita  fatta dai vicari generali dell’Abazia di S.Michele della Chiusa nel VIII secolo. Il visitatore di quell’epoca, dopo aver visitato le cappelle campestri, visitò anche la cappella del Cresto intitolata a S. Brigida, titolo ancora oggi presente, anche se la festività viene rimandata nei mesi estivi. La cappella è stata costruita intorno al 1810, il campanile e la sacrestia furono costruiti in seguito per volontà della Baronessa abitante nei mesi estivi nel borgo.
Sulla facciata è ancora visibile un affresco raffigurante la Vergine con il bambino Gesù e S.Brigida, protettrice delle tempeste, vissuta tra il 450 e il 525. Giovanissima si fece monaca e fondò il primo convento femminile in Irlanda , quello di Kildare e sul suo nome sorsero molte leggende che hanno come centro la misericordia e l’amore per i poveri .Nell’arte S. Brigida è raffigurata con una croce in mano ed una fiamma sopra la testa, talvolta ha accanto una mucca, essendo anche considerata protettrice dei lattai. In Irlanda è molto venerata è considerata come seconda Patrona dopo San Patrizio .
La festa di S.Brigida nella Borgata Cresto è stata sostituita dopo la metà del 1900 dalla festa della Madonna della neve  al 5 Agosto . Una volta, alla frazione Cresto era festeggiata il primo febbraio e si celebrava la S.Messa in suo onore.




S. ROCCO E S. SEBASTIANO (Borgo del vento)

L’edificio più antico di tutte le cappelle campestri ubicate sul territorio è quello di S. Rocco( 1350-1380) nel capoluogo lungo la strada di Francia  di cui la prima notizia che possediamo è un atto del 1744 conservato presso l’archivio arcivescovile di Torino. La Cappella risulta costruita nel 1599 e restaurata nel 1720.  La festa ricorre al 16 di Agosto ed è stata nuovamente restaurata nell’anno 2002 sia all’esterno che all’interno da alcuni volontari. San Rocco, cittadino di Mompellier in Francia . Percorse la nostra valle di Susa per andare in pellegrinaggio a Roma, ma si fermò per soccorrere gli ammalati di peste . Fu pellegrino e guaritore ed è invocato come protettore contro le pestilenze. Sulla pala d’altare è raffigurato con San Sebastiano (30 Gennaio) martire romano, anno 288 al tempo dell’Imperatore Diocleziano, era un ufficiale dell’esercito imperiale, ma quando fu scoperto che era cristiano fu legato ad un albero e fu usato come bersaglio dagli arcieri e così morì martire.



MADONNA DELLE GRAZIE  (regione Maisonetta ai piedi della montagna esposta a nord)

La pala sopra l’altare ci mostra al centro la Santa Vergine e da un lato Sant’Agata, giovane martire catanese con un angioletto che tiene un piatto con i seni della fanciulla che le sono stati tagliati prima del martirio . Dal lato opposto è raffigurato San Francesco di Sales, Vescovo di Ginevra e Dottore della Chiesa . (1567-1622)
Si dice che andava a Torino passando per la valle di Susa  e sostava a Sant’Antonino per predicare e confesssare .
La festa di questa cappella è celebrata nella domenica seguente alla festa di Sant’Antonino (2 Settembre)



S. ANTONIO DA PADOVA (Pian del Ròch  su versante nord della montagna )

C’è una cappella dedicata a Sant’ Antonio da Padova ( 13 Giugno) Dottore della Chiesa e Francescano .

(1195-1231) Nato a Lisbona (Portogallo) è diventato Canonico  Regolare e poi Frate Minore a Coimbra .

Partì per l’Africa pronto al martirio, ma per malattia e a causa di una tempesta ha dovuto fermarsi in Italia, dove si è dedicato alla predicazione e alla guarigione dei malati.

Morì a Padova e un anno dopo fu canonizzato dal Papa Gregorio IX .




SAN GIOVANNI BATTISTA  (Chiesali sul versante nord della montagna)

La cappella è dedicata a San Giovanni Battista. Profeta e martire.

La Chiesa lo ricorda il 24 Giugno, giorno della sua nascita e il 29 Agosto giorno del suo
martirio.

Nella nostra cappella è ricordato nel giorno del martirio.

San Giovanni fu il precursore del Messia , era “ l’uomo mandato da Dio”, la voce che
gridava nel deserto :”Preparate le vie del Signore”.

I due piloni giacenti sulle strade mulattiere del Cresto (Cantarana-galera e Maisonetta) sono stati ristrutturati recentemente con un progetto dell’Unitré ( Università della terza età) in accordo con i proprietari dei terreni e in collaborazione della Parrocchia di Sant’Antonino.



 

Ël pilon ëd Cantaran-a

Ògni pais a l’ha soa stòria, ògni canton a l’ha ij sò arcòrd da lassé an eredità a j’autri…Un dì i son andàita a trové na person-a ansian-a e malàvia e ansema i l’oma ‘dcò arcordà tante còse dël passà, mentre a l’era lì setà dëdnans a na fnestra ch’a guardava col tòch ëd montagna espòsta a nòrd tra ij bòsch an sle ròche quasi an sël confin tra Sant’Antonin eVaje.  Lì propi a la base dla montagna a-i è na bialera  ch’a cheuj ij rì e ij torent për porteje an Dòira.     Col pòst a së s-ciama  “Cantaran-a” pròpi përché le ran-e ant cola solitdin as fan sente… e lì, an sij ròch ëd Cantaran-a a-i è ancora ‘n pilon che a l’ha bsògn ëd riparassion.
Cola cara person-a che i l’hai visità quaich ani fa, a l’avìa dime: “ Mia mare, bonànima, a l’ha contame che na vòlta su cole ròche tra ij castagné a l’era aparìje la Madòna a n’òm ëd la borgà dël Crest e a l’avia dìje:”- Sì, i veuj un pilon për anvité coj ch’a passo a fërmesse për preghé a favor ëd j’ànime dël porgateuri…  Tuti ij contadin dij pra e dij camp che a son lì ai pé dla montagna, a travajo, a travajo anche la dumìnica  che a l’è ‘l dì dedicà a Nosgnor…e andran peuj a pentisse …”
Sta conta dla person-a che i l’hai visità, për mi a l’era nen na novità,  përché mi i l’avìo già sentila conté an mia famija e anche autre famìje ‘d contadin forse a la conossìjo…
Ore mi i veuj ‘dcò contela a j’autri…A sarà vera?  A sarà mach na legenda?… An efet ël pilon a esist e a va riparà e i penso che a sia ‘dcò bel trasmëtte sta conta che ‘nvita a pa dësmentié la duminica che a l’è ‘l dì dedicà a Nosgnor.


Il pilone di Cantarana

Ogni paese ha la sua storia, ogni angolo ha i suoi ricordi da lasciare in eredità agli altri…Un giorno sono andata a visitare una persona anziana e ammalata e insieme abbiamo ricordato tante cose del passato, mentre era lì seduta davanti ad una finestra che guardava quel pezzo di montagna tra i boschi, esposta a nord sulle rocce, quasi sul confine tra Sant’Antonino e Vaie. Lì proprio alla base della montagna c’è un corso d’acqua, detto bealera che raccoglie i ruscelli e i torrenti per portarli in Dora. Quel posto si chiama “ Cantarana” proprio perché le rane in quella solitudine si fanno sentire… e li sulle rocce, di Cantarana , c’ è ancora un pilone che ha bisogno di riparazione. Quella cara persona che ho visitato qualche anno fa, mi aveva detto: “ Mia madre, buonanima, mi ha raccontato che una volta su quelle rocce, tra i castagneti, era apparsa la Madonna ad un uomo della borgata Cresto e gli aveva detto: “ Qui, voglio un pilone per invitare coloro che passano, a fermarsi per pregare per le anime del purgatorio…Tutti i contadini dei prati e dei campi che sono ai piedi della montagna, lavorano, lavorano anche alla domenica che è dedicata al Signore e non pensano che andranno poi a pentirsi….” Questo racconto della persona che ho visitato, per me non era una novità, perché l’avevo già sentita in famiglia e anche altre famiglie forse la conoscevano… Ora io voglio raccontarla agli altri…Sarà vera? Sarà soltanto una leggenda?…In effetto il pilone esiste e va riparato e io penso di esternare questo racconto per ricordare a tutti di non dimenticare la domenica  che è il giorno del Signore.    



VESCOVI   DELLA  DIOCESI DI SUSA  E  SACERDOTI  CHE HANNO SVOLTO IL LORO MINISTERO NELLA CHIESA DI SANT’ANTONINO NEL SECOLO XX°

CAN. CAV. DON CARLO GIUSEPPE   BERTOLA  PREVOSTO E CONSIGNORE (1908- 1935)

Don Rivetti Filippo              Vice Parroco                          Beato Mons. Edoardo Rosaz  (1876-1878)  
Don Isabello Giuseppe         Collaboratore                         Mons.Carlo Marozio    (1903-1910)   
Don Margiaria Angelo         Capellano militare                  Mons.Giuseppe Castelli   (1911-1921)
Caramello Oreste                  Seminarista                            Mons.Umberto Rossi   (1921-1932)
Floriani Vittorio                    Seminarista
Don Giaccone Domenico     Vice Parroco                       
Don Gallina Renato              Vice Parroco
Don Prinetto Angelo             Vice Parroco
Don Pesavento Luigi             Vice Parroco
Don Lavagno Evasio             Vice Parroco                         Mons. Umberto Ugliengo (1932-1953)
Don Viberti Luigi                  Vice parroco

CAN. DON UMBERTO BONAUDO PREVOSTO  E VICARIO     ( 1935-1969)

Don Suppo Giovanni             Vice Parroco
Don Giuglard Giuseppe         Vice Parroco             
Don Maffiodo Leonardo        Vice Parroco
Don Ferraris Bruno                Vice Parroco
Ferrero Guido                         Seminarista
Ferrero Leo                             Seminarista
Pent Fortunato                        Seminarista
Cantore Oreste                       Seminarista
Bartolomasi  Natalino            Seminarista
Don Mosconi Romolo           Vice Parroco
Don Bosio Giulio                   Vice Parroco                         Mons. Giuseppe Garneri (1954-1978)
Don Pagliarello Oreste           Vice Parroco              
Don Bar Paolo                        Vice Parroco
Don Molteni Paolo                  Vice Parroco
Don Vacchiotti Celestino        Vice Parroco
Don Girodo Renzo                  Vice Parroco
Don Godone Ferdinando         Vice Parroco
Don Pautasso Giulio                Vice Parroco
Don Ravasio Ludovico            Vice Parroco
Don Davi Franco                      Vice Parroco
Don Ghiberti Dott. Aldo           Vice parroco
Don Vair Fiorentino                  Vice Parroco
Don Dolino Bruno                     Vice Parroco
Crosignani Ferruccio                 Seminarista                 
                 
CAN. DON ORESTE CANTORE  PREVOSTO E VICARIO ( 1969-1975)
Don Rossignolo Aldo                Collaboratore
Don Piardi Gian Piero               Collaboratore     

DON  PIER LUIGI CORDOLA PREVOSTO E VICARIO          (1975-1987)
 Don Cordola Guido                     Collaboratore                Mons.Vittorio Bernardetto (1978-2000)
 Don Guifrrey Pietro                     Collaboratore

DON CARLO MARTIN  PREVOSTO     (1987-2000)
Don Vindrola Alfonso                  Collaboratore

DON SERGIO BLANDINO  PREVOSTO (17/6/2000)
Battistini  Marco                          diacono                         Mons.Alfonso Badini Confalonieri (11-2-2001)
Don Taccori Antonello                sacerdote




       
Ël cericòt

Son sonà ij bòt;
a intra ‘n cesa
ël cericòt,
fa ‘l segn dla Cros.
Lest a s’anfila
la còta rossa
e ‘l bianch rochét
për serve Mëssa.
L’è tut atent
a soe incombense,
lì an gënojon.
Ël ciairor spali
ëd le candèile
së specia ‘nt j’euj
fasendje luse
sot le parpèile.
Ma mentre a prega
soa man balòssa
armus-cia al fond
ëd la sacòcia,
e a tira fòra
dontré boton,
un cit subièt,
un mes crajon…
S’n’ancòrz ël prèive
e a-j dà n’ociada ;
ël cericòt,
ciapà ‘n sël fàit
a studia ‘n pòch
còsa a dev fè,
peui s’aussa adasi,
an ponta ‘d pé
va a posé timid
dzora dl’autar,
aranda dj’òmole
dl’eva e dël vin, cole giargiàtole,
dòp sta fonsion
a va pié l’Òstia
dla Comunion.
A smija ‘n cit àngel,
tut risolin.
Tra ‘d chiel a pensa:
-Gesù Bambin
còsa a tënìa
ant le sacòce
quand ch’a l’avìa
dcò Chiel mia età ?
Na vos sutila
a-j rispond pian:
Veule savèilo?
Na pugnà ‘d ciò,
an confidenza,
mi da masnà
l’avìo ‘d sacòce
sempre forà…




Il chierichetto

Sono suonati i rintocchi;/ entra in chiesa/ il chierichetto,/ fa il segno della croce,/ svelto s’infila la tonaca rossa/ e il bianco rocchetto/ per servire Messa./ E’ tutto attento alla funzione/ in ginocchio/al chiarore pallido/ delle candele/ si specchia negli occhi/ facendoli luccicare/ sotto le palpebre./ Ma mentre prega/ sua mano biricchina/ rimesta al fondo della tasca,/ e tira fuori due o tre bottoni/ un piccolo fischietto,/ e una mezza matita…/ Se n’accorge il prete/ gli dà un’occhiata;/ il chierichetto,/ preso sul fatto,/ studia un poco/ cosa deve fare,/ poi si alza adagio/ in punta di piedi,/ va a posare timido,/ sopra l’altare, vicino alle ampolle/ dell’acqua e del vino,/ quelle cianfrusaglie;/ dopo questa funzione/ va prendere l’Ostia della Comunione./ Sembra un piccolo angelo, tutto ricciolino,/ fra lui pensa:/- Gesù Bambino/ cosa teneva/ nelle tasche/ quando aveva anche la mia età?-/ Una voce sottile/ risponde piano:/- Vuoi saperlo?/ Una manciata di chiodi,/ in confidenza,/ io da bambino/ avevo le tasche sempre bucate…





ATTIVITÀ  PARROCCHIALI

All’inizio del secolo XX° le attività parrocchiali erano quasi tutte divise in due settori: femminile e maschile, soltanto nel secondo dopoguerra hanno incominciato ad unirsi in un unico settore.
Attività svolte: Cantoria- filodrammatica- incontri settimanali di Azione Cattolica- gite in montagna alle quali partecipavano anche alcuni membri delle famiglie.
Incontri culturali curati in particolare da Rege Moretto Ettore, amatore esperto di lettere, poesia astronomia, musica, matematica, fisica, chimica e tecnologia ecc… seguendo gli studi dei giovani maschi e femmine nelle loro inclinazioni.
Incontri di formazione nel settore femminile svolti presso le Suore di San Giuseppe ed anche in alcune famiglie esperte di tradizioni locali, canti popolari, ricamo in preparazione del corredo necessario per giungere al matrimonio.
Tutte queste attività erano sovente intercalate da gare sportive, catechistiche e da ricreazioni varie.


ALCUNE  FIGURE  DEL PASSATO  CHE HANNO ARRICCHITO CON LA LORO TESTIMONIANZA  DI FEDE CRISTIANA LA COMUNITA’ DI  SANT’ ANTONINO.


DON  ANGELO MARGIARIA  (Cappellano militare nel periodo bellico, collaborava oltre alle sue funzioni militari, al Gruppo Giovani di  Azione Cattolica “ San Domenico Savio” della Parrocchia di Sant’Antonino presieduto da  Ettore Rege Moretto).

Nato a Monticello d’Alba (Cuneo) il 7 Gennaio 1898 morto a Roma il 31 Gennaio 1978.  

“Beati coloro, che vivono nel Signore.  Il Signore è la risurrezione e la vita”.

L’ “Estote parati” del santo Vangelo per Don Angelo, salesiano, è stato un pensiero costante per tutta la vita, specialmente negli  ultimi anni di sofferenza e di malattia. Il Signore purifica e prepara i suoi eletti alla gloria del cielo con varie prove e dolori.
Iddio purifica i suoi eletti proprio come il fuoco purifica l’oro nel crogiuolo.
Il 23 Novembre Don Angelo Margiaria partecipò all’inaugurazione del busto di Don Vincenzo Cimatti nella scuola a lui dedicata nel quartiere Don Bosco di Roma ed era tutto felice e contento nel vedere il suo amato padre così onorato e immortalato; ma nel ritorno inciampò e si slogò il braccio sinistro che dovette tenere ingessato per più do 40 giorni con gravi sofferenze che certo lo preparavano spiritualmente al suo ultimo passo.
Un giorno scherzando ebbe a dire :Don Cimatti non doveva farmi questo scherzo; ma forse mi sta preparando all’incontro con il cielo.
E nella festa di San Giovanni Bosco, Don Angelo Margiaria lasciava questa terra e andava a festeggiare in cielo insieme a tutti i Salesiani il Santo fondatore. Ringraziamo per aver donato Don Angelo a Don Bosco e in modo speciale alle missioni salesiane del Giappone, ove ha speso tutte le sue energie della sua vita, con tanto fruttuoso apostolato, pieno di buone opere.
La congregazione salesiana si gloria di lui e prega il Signore che mandi ancora molte vocazioni come la sua.
Don Angelo Margiaria nacque a Monticello d’Alba (Cuneo) il 7 Gennaio 1898 da genitori di grande fede e di vita cristiana sentita e predicata.
Terminati i primi studi elementari al paese natio, i genitori assecondando i suoi desideri di farsi prete, lo portarono ad Alba, da Don Alberione, fondatore dei Paolini, ove continuò i suoi studi ginnasiali e liceali, ma ove imparò soprattutto l’amore e lo zelo per la propaganda del Vangelo  con tutti i mezzi moderni della Stampa.
Radio: si preparò così con l’amore dei mass-media al futuro lavoro apostolico del Giappone.
Ma Don Bosco lo voleva per sé.  Superate non poche difficoltà dei genitori che lo volevano con Don Alberione, Don Angelo Margiaria , sente una voce interna forte che lo vuole tutto coi Salesiani: entra nell’aspirandato di Ivrea, compie noviziato, il tirocinio e gli studi teologici ed il 13 luglio 1924 viene ordinato sacerdote.
Il Signore dà ad ogni uomo la sua vocazione e lo prepara per vie misteriose a svolgerla .
Così fu per Don Angelo. Infatti a Ivrea casa di formazione di tanti missionari, che ora lavorano in tutte le parti del mondo, Don Angelo si prepara bene con la preghiera, studio meditazione alla sua futura missione del Giappone: impara pure la musica, il bel canto, che poi lo avrebbe tanto aiutato, nella divulgazione del Vangelo nel Paese del Sol Levante.
Dice San Paolo che il Sacerdote è da Dio scelto e segregato dagli uomini per dispensare i doni di Dio nel mondo. Così fu proprio per Don Angelo Margiaria.
Infatti, proprio in quell’anno 1925, cinquantesimo delle Missioni Salesiane in Patagonia iniziate da Don Bosco; Anno Santo e Missionario voluto dal Grande Pontefice Pio XI, il Papa chiedeva ai Salesiani di prendersi cura delle missioni del Giappone di Miyazaki e di Oita nel Kyushu.
Capo della spedizione missionaria fu scelto dai superiori Don Vincenzo Cimatti, uomo tanto conosciuto e amato e stimato, per le sue grandi virtù cristiane e religiose e per la sua scienza, cultura, didattica e per la musica.
La spedizione del 1° gruppo era composta di 9 membri: 6 sacerdoti e 3 fratelli coadiuatori: il più giovane dei sacerdoti era Don Angelo Margiaria.
Dice il salmista parlando dei profeti del Signore: euntes ibant et flebant…
Gli apostoli, i missionari annunciano la Parola del Signore con dolori lacrime e persecuzioni…ma poi venient cum exultatione, portantes manipolus suos…ma poi rivengono pieni di gioia, carichi di meriti, ripieni di copiosi frutti.
Proprio così fu per i nostri primi missionari nel Giappone. Imparare la nuova difficilissima lingua, l’adattarsi al clima, costume, mentalità dei giapponesi fu certamente difficile e faticoso, ma alla fine ci riuscirono.
Don Angelo Margiaria, essendo il più giovane e dotato di una forte memoria, riuscì meglio di tutti. Imparò così bene la lingua giapponese, che poteva predicare come i giapponesi; primo fra tutti i missionari tradusse il Santo Vangelo unificato in lingua parlata, che ebbe molte edizioni: alla domenica nella liturgia della parola della S. messa fu per tanti anni usata la sua traduzione.
Don Angelo di carattere volitivo e tenace inizia il suo apostolato missionario anche da vero Salesiano negli oratori, nelle scuole e nelle Parrocchie superando le difficoltà con zelo giovanile.
Durante i 40 anni di vita missionaria, ha fondato parecchie missioni: la grande Tipografia Editrice Salesiana di Oita e poi di Tokio, DON BOSCO SHA che ora è la più grande Casa Editrice Cattolica del Giappone; 2 grandi scuole, una di ragioneria a Tokio, che ora conta quasi 1.500 allievi; ed una a Osaka, scuola classica superiore con 1.300 allievi circa, che ora, al dire del Cardinal Paolo Taguchi, è considerata e stimata la prima scuola privata di quella grande città che conta quasi 8.000.000 di abitanti.
Quanti sacrifici fatiche, umiliazioni gli abbiano costato queste scuole, solo Dio lo può sapere.
Per ottenere i necessari fondi, per comperare i terreni, fabbricare i palazzi delle scuole è andato per ben 5 volte in America, predicando missioni agli italo-americani, parlando della necessità del loro contributo finanziario, per poter fondare e sviluppare le Opere salesiane in Giappone.
Che dire poi delle difficoltà per organizzare in modo efficiente e moderno le nuove scuole?  Trovare buoni allievi, valenti professori, ottenere autorizzazioni governative… Ma la sua sagacia, competenza e tenacia hanno vinto tutte le difficoltà e così le Opere sono sorte ed ora meravigliosamente prosperano.
Fine e scopo di queste Opere è sempre stato uno solo: portare Cristo, la sua luce, la sua salvezza al popolo giapponese.
Ma le difficoltà per fare accettare il Vangelo di Cristo a quel grande popolo fino alla fine della grande guerra del 1945 erano tantissime : I pregiudizi contro gli stranieri, in modo speciale verso, i missionari considerati quasi sempre come estranei …inculcati per circa 300 anni, durante il periodo di terribile persecuzione del Tokugawa, l’esagerato nazionalismo, che faceva dell’imperatore un dio.
Per sfatare queste calunnie e pregiudizi la Chiesa Cattolica, i Vescovi; e i Missionari hanno cercato di dare una vera testimonianza di vita cristiana, di amore, di carità con opere sociali ben organizzate e stimate: scuole, ospedali, ospizi, orfanotrofi, dispensari e con una propaganda moderna e intelligente della stampa, radio, riviste ed ora anche con la televisione.
In questo grande e lento lavoro di penetrazione cristiana Don Angelo Margiaria e Don Vincenzo Cimatti, hanno pure valorizzato il grande mezzo della musica italiana così apprezzata e gradita dal sensibile animo giapponese, sfruttando i loro straordinari talenti artistici, Mons. Vincenzo Cimatti fu un grande pianista e compositore e Don Angelo Margiaria era dotato di una bella voce di tenore ; i due formavano un bel duetto, ben affiatato che dava sempre ottimi risultati di gradimento sul gentile animo dei giapponesi… Fine di questi concerti non era la gloria umana e il lucro, bensì di far conoscere il Cristo, il suo Vangelo, la Chiesa Cattolica, il Papa e i missionari di Don Bosco.
In 25 anni di attività i due menestrelli di Cristo hanno dato circa mille concerti nelle più grandi città del Giappone, della Corea, della Manciuria e dell’isola Formosa sicchè centinaia di migliaia di giapponesi con questo mezzo hanno avvicinato e conosciuto gli Apostoli di Cristo.
L’anima di tutto l’apostolato missionario è sempre stato il superiore e il fondatore della missione Don Vincenzo Cimatti il vero Don Bosco del Giappone, uomo pieno di fede e  di carità dal cuore grande, comprensivo che ha sostenuto sempre i suoi missionari in tutte le difficoltà e li ha valorizzati nella via della santità.
Un giorno, all’inizio della missione Don Vincenzo Cimatti abbracciando Don Angelo Margiaria come ispirato dall’alto disse: “ Ma va là, caro Angiolin, stà tranquillo; sei nelle mie mani, ne dovrai passare molte, ma non temere, tu sei nelle mie, io sempre ti aiuterò “.
Questa profezia, ora che Don Angelo Margiaria ha terminato il pellegrinaggio terreno, si può dire che si è ben avverata.
Non voglio tralasciare di dire che Don Angelo Margiaria richiesto insistentemente dai superiori e dai confratelli ha scritto le memorie del suo apostolato nel paese del Sol Levante in un pregiato libro dal titolo “ Rampe di lancio e fiori di ciliegio”, in cui parla di tante cose di quel grande paese: storia, geografia, costume, religione e in modo speciale delle nostre missioni cattoliche e salesiane.
Don Angelo Margiaria nelle due grandi scuole di Tokio e di Osaka aveva dato un indirizzo e formazione veramente spirituale, religiosa, cristiana.
Oltre l’educazione umana culturale degli allievi, che il 98% erano ancora pagani, dava loro una formazione cristiana con l’insegnamento della Bibbia e con la bellezza della nostra santa religione.
Nei primi anni, dopo la guerra il numero dei battezzati era superiore a tutte le altre scuole missionarie ( mission school).
Una volta persino riuscì a convertire un allievo che era figlio di un bonzo.
Don Angelo Margiaria voleva l’assenso del padre per dare il battesimo a suo figlio …Ottenuto il permesso, Don Angelo ancora titubava e attendeva.   Si presenta il bonzo e dice a Don Angelo:” Reverendo non abbia timore di dare il battesimo a mio figlio, perché io stesso vigilerò che mantenga gli impegni che comporta il battesimo.
Noi giapponesi manteniamo sempre la parola data”.
Così lo zelo di Don Angelo Margiaria  aveva conquistato a Cristo quel giovane.
Possiamo dire che il caro Don Margiaria ha sofferto più di tanti altri missionari.
Durante l’ultima guerra, unico fra tutti i missionari in Giappone ha dovuto subire un lungo e duro internamento per più di 2 anni; e a causa della salute precaria ha sopportato pure un lungo esilio dalla sua nuova patria il Giappone.
Don Angelo Margiaria non ha lasciato dei soldi, ma ha lasciato delle scuole e missioni e più di tutto ha lasciato migliaia di allievi e cristiani, che ha fatto conoscere la luce e l'amore di Cristo così continuerà a vivere in loro…
Prima di terminare sento il bisogno di ringraziare il sig. Don Tohill, consigliere generale per le missioni, che ha presieduto la nostra intima celebrazione di suffragio, il sig. Ispettore del Giappone Don Honda, i nostri Superiori dell’Ispettorato e tutti i fratelli intervenuti.
Ma il ringraziamento più caro e sentito è per il nostro carissimo Don Angelo, che tanto ha dato alla Congregazione e che in questa casa del Pio XI, che è stata la sua ultima breve dimora, ha dato testimonianza viva della bellezza della sua anima.
Il giorno del suo 80° anno, festeggiato dai confratelli, disse di ringraziare tanto il bene che gli volevamo, assicurava di amare intensamente la casa , perché vi stava bene, si trovava bene, perché qui vedeva vissuto lo spirito di Don Bosco.
Io spero che il suo non sia stato un complimento.
Che il caro Don Margiaria ci aiuti a realizzare sempre meglio il progetto del Padre.
Raccomando al vostro suffragio il confratello scomparso e alle preghiere questa comunità e chi si professa

                                                                             Don Cadmo Biavati
                                                               Direttore Istituto Salesiano Pio XI
                                                                  Piazza Maria Ausiliatrice 54
                                                                                R O M A

Lettera scritta da Don Angelo Margiaria a Ettore Rege Moretto Presidente Circolo Azione Cattolica “ San Domenico Savio “ di Sant’ Antonino

Miyazaki 11-7 -1926

Caro Ettore,

La tua mi rallegrò molto e mi raffermò nella fiducia ch’io ho sempre avuto sulla tua buona volontà per vivere da buon cristiano.
Bravo Ettore, continua in questi slanci di amore verso il Signore, verso la Madonna. Oh! Puoi veramente considerarti fortunato di essere stato così favorito dal Signore.  Dimmi un po’!? Se fossi un giovane di mondo, le gioie miserabili di quaggiù potrebbero forse paragonarsi a quelle spirituali che ti concede la bontà di Dio?
Mantieni sempre questo entusiasmo e procura pure di renderlo efficace di apostolato. Non te ne mancano le occasioni!
Insisti sempre sopra questi due punti: Devozione a Gesù Sacramentato e a Maria Ausiliatrice. E’ il segreto delle innumerevoli anime salvate da Don Bosco ai giovani del circolo vostro, portando il mio saluto ricordale queste due cose. Ed esorta quei cari miei amici, ad accostarsi ai SS. Sacramenti ogni domenica e anche più spesso se lo possono e a pregare tanto la Madonna.
Grazie delle preghiere che fai per me. Si !Prega molto e fa pregare affinchè io possa salvare tante anime. Ne avrete il merito anche voi:  dì a tutti gli amici di cotesto paese che io non li posso dimenticare e che le ricorderò sempre nelle mie povere preghiere.
Addio, scrivimi sempre e dammi notizie di tutti.
Qui io sempre ottimamente, comincio già a predicare in giapponese, dal bollettino Salesiano avrai altre notizie.
Salutami tutti e ricevi un abbraccio dal tuo affezionatissimo amico
Viva Gesù e Maria !     
                     
                                                               Don Angelo Margiaria
P.S:
Mille rispetti al Signor Prevosto con assicurazione del mio perenne ricordo e affetto.                            Saluti a papà e famiglia.

W IL CIRCOLO DI S. ANTONINO


Lettera di Sua Eminenza Card. Paolo Marella, Presidente del SEGRETARIATO PER I NON CRISTIANI E PER L’UNIONE DEI CRISTIANI

Carissimo Don Margiaria,

un grazie di cuore per la gradita visita di ieri e per il suo dono del suo libro “ Rampe di lancio e fiori di ciliegio”, per il quale eccomi ad offrirle i miei più vivi rallegramenti.
Quarant’anni di Giappone e in tempi così interessanti, rappresentano un tesoro di attività missionaria assai proficua per la Chiesa e non meno onorevole per i figli di Don Bosco.
Un rapido sguardo all’elegante volume e innanzi tutto all’indice, ha suscitato in me ricordi carissimi dei miei quindici anni e più trascorsi a Tokio come Delegato Apostolico.
Le sue esperienze, caro Don Margiaria, sono state le più svariate: dal canto all’insegnamento, dal teatro all’edilizia, dal ministero sacro ad opere culturali e ricerche storiche: ecco perché il suo libro non può avere un vero titolo: al più vi potrebbe intitolare “le tout Japon “.  Ed è così che si legge con grande gusto e facilità: istruisce e rallegra, vi si trova la grande storia unita a vicende personali, anche purtroppo ,quelle dolorose,che non mancano mai ; spine nella vita dei missionari.
Ma questi episodi sono là a dar risalto al coraggio, alla perseveranza e al costante attaccamento alla patria adottiva, a quel Giappone che l’indimenticabile Don Cimatti aveva insegnato a tutti i suoi Salesiani, con la parola e con l’esempio, ad amare sempre nella gioia e nel dolore.
Mi auguro quindi che il suo libro sia letto da molti perché è alla portata di tutti e contribuirà certamente a coltivare quello spirito di mutuo rispetto ed affetto tra i popoli, che quanto più lontani; come il Giappone tanto più vicini debbono essere al nostro cuore!  Dio la benedica!

                                                Paolo Card. Marelli


dal libro “rampa di lancio”……..erano  adunati tutti a Torino. Alcuni li conoscevo già. Altri li vedevo per la prima volta. Le poche settimane a disposizione le impiegai in un giro di propaganda, al fine di raccogliere offerte, mentre, allo stesso tempo, mi congedavo dai miei familiari.
A S. Antonino di Susa dove contavo molti amici, a causa di un circolo cattolico che avevo fondato durante la mia permanenza da soldato, ebbi in dono una bella forma di formaggio.   Alcuni dei miei futuri compagni di missione si divertivano a prendermi in giro.  Ma non molti mesi dopo, quando fummo in Giappone, ove il formaggio era ancora quasi sconosciuto, tutti convennero a dividere quella “forma” con grande devozione…. Mi procurai pure di una lanterna magica, molto primitiva. Anche quella sembrò un’inutile spesa.  Ma per molto tempo restò l’unico mezzo di propaganda missionaria laggiù, nell’isola del Kyushu.
Con Don Cimatti a capo fummo a Roma, ed avemmo la fortuna di avere una speciale benedizione dal Papa Pio XI.
Visitammo pure l’Eroe salesiano della Patagonia, il Card. Cagliero, era ammalato a letto.
Egli benedicendoci ci disse: lavoro….lavoro…lavoro….




 
Ricordi e consigli del Canonico Don Umberto Bonaudo alla Comunità Parrocchiale:

Un breve colpo di flash sul Canonico Don Umberto Bonaudo che per ben 34 anni fu nostro Prevosto, dal 1935 al 1969.
Conobbe bene la nostra gente, anche perché erano tempi diversi da quelli di oggi: le famiglie erano più unite, non avendo anche le possibilità di allontanarsi con le auto e si viveva più in paese all’ombra del campanile.
Era un prete scattante, dinamico, camminava in fretta, amava le attività e le organizzava con saggia misura nei vari settori.
Non parlava molto, ma dava la precedenza all’ascolto, all’accoglienza e suscitava fiducia in chi ricorreva a lui per avere consigli o lo sceglieva come direttore spirituale.
Amava il canto e la musica, seguiva la Cantoria nelle serate di prove settimanali nella sala parrocchiale.  Stimolava anche i giovani alle attività culturali come le filodrammatica sia maschile che femminile. Fece costruire il teatrino parrocchiale.
Erano tempi facili per gli incontri parrocchiali, perché non vi erano altre attività all’infuori di quelle.
Curava molto la Chiesa, ove i fedeli lo trovavano sovente in preghiera accanto al suo confessionale. Diciamo che ebbe anche la fortuna di avere accanto sempre un Viceparroco durante tutta la sua missione pastorale come aiuto nel settore giovanile e nella catechesi.
Nelle sue profonde omelie ricche di esempio e di fatti, citava sovente giovani Santi come modello.
Della sua figura di prete, sempre vestito con l’abito talare, come era d’obbligo 50 fa, emerge il suo sorriso sereno e riverente per le strade del paese, quando incontrava la gente, si toglieva il cappello con il fiocco per salutare.
Tutti noi lo ricordiamo così e lo ringraziamo con riconoscenza.

-  “ Siate santi, della santa furbizia dei Santi”.
Sostenitore indefesso della diffusione della buona stampa.
Non tollerava che si giungesse in ritardo alle funzioni.
Precisione di orario
La sua predicazione era sempre una catechesi alla portata di tutti.
Amatore del buon canto
Le cantorie e i cori provavano in Parrocchia
La sua carità fu sempre nascosta
Le adunanze di Azione Cattolica rispettate settimanalmente
Dopo le funzioni serali specie al sabato entrava nel confessionale per confessare
Era caratteristico il suo ampio segno di Croce
Insisteva nella genuflessione, davanti al tabernacolo ed entrando in Chiesa il segno di croce con l’acqua benedetta.
- Animatore per la gioventù per le attività sportive, culturali e spirituali



Cav. Ettore Rege Moretto - 1904-1957 - Un fedele e forte soldato di Cristo

Dal settimanale “La Valsusa” dell’8 Giugno 1957

Lo ricordiamo pioniere dell’Azione Cattolica Valsusina, nei nostri numerosi raduni. Cappello a larga tesa, giacca sbottonata,…una mano alzata nel saluto vivace: Salve! Ci gridava da lontano e in quel saluto era tutto Lui, la sua cordialità, la sua semplicità. Nel saluto aveva qualcosa che attraeva e quel costante sorriso, fatto di bontà, ci comunicava la sua fedeltà al Signore, fedeltà dall’aurora al tramonto della sua vita. Ci diceva la sua fortezza nella bontà, la dolcezza nella fermezza, la nobiltà degli affetti.
Potrebbero scrivere di lui i primi solidali compagni della Azione Cattolica, i suoi collaboratori e amministrati, i suoi dipendenti e soprattutto i poveri, ai quali si accostava e faceva pervenire il suo aiuto come si fosse accostato a Cristo e a Lui avesse dato il suo soccorso. Il suo curriculum vitae dice la somma dell’attività svolta e la somma dei meriti.
Per trent’anni con un’ascesa continua fu a capo dell’Azione Cattolica – Presidente diocesano dei giovani, Presidente diocesano degli Adulti, infine Presidente diocesano di Giunta, carica che lo collocò al primo posto di tutta l’Azione Cattolica Diocesana. Fu capo reparto apprezatissimo nelle Officine Moncenisio di Condove e dai sei anni era stato chiamato dalla fiducia dei concittadini alla carica di Sindaco.
I suoi funerali assunsero alla maestà di un rito. Erano presenti quasi tutti i sindaci della Valle, molte Autorità della Provincia e di altre valli e ben 52 Sacerdoti con Sua Eccellenza Monsignor Vescovo Giuseppe Garneri.
Tutti coloro che hanno conosciuto e frequentato Ettore Rege Moretto hanno la certezza di aver incontrato un Carismatico, un Apostolo, un Maestro e una Guida che aveva ricevuto dal Signore molti doni per avvicinare, entusiasmare, arricchire in particolare i giovani.
Era innamorato del creato e profondo amatore delle conoscenze umane, dai fiori agli alberi ai frutti…dalle poesie alla letteratura, parlava e conosceva diverse lingue, era profondo conoscitore di astronomia, di musica, di matematica, di tecnologia, di fisica … con tutte queste conoscenze approfondite autodidatticamente, attirava i giovani in ogni campo destando curiosità e di sera trascorreva ore e ore a parlare con loro…
E poi quante gite sui monti della nostra valle e anche più lontano. Ecco perché in S. Antonino la Scuola Media Statale, proposta e istituita da Lui, mentre era Sindaco, fu poi intestata a suo nome e nella Parrocchia sorse a suo ricordo il “Circolo Rege Moretto” per svolgere attività di filodrammatica, di sport e di incontri comunitari.
Nei tempi difficili della guerra, con altri generosi si offrì come ostaggio volontario per salvare il paese e la popolazione dalla rappresaglia nazifascista.
Lui era anche il sostegno a chi era lontano in altre terre, con lettere che, per via mare o per via aerea, portavano l’abbraccio affettuoso di un caro amico.  Era il “filo- magico” che univa le famiglie ai propri figli prigionieri in terre straniere.
Qual’ era la fonte a cui attingeva queste risorse preziose per poi comunicarle agli altri?
Questo non è un segreto: Lui amava e ammirava il creato e ogni giorno parlava con Dio per ringraziarlo… Tutti possono assicurare che la sua “Fonte” era l’EUCARISTIA!



MARIA ISABELLO
(Dal settimanale della Valsusa in occasione della sua morte 30 Maggio 1971)

……..Potremmo definire la morte dell’ottima  Maria Isabello in Cattero un lutto parrocchiale. Così infatti è stata sentita da tutta la comunità la dipartita di questa creatura eccezionale, vissuta sempre per il bene, per aiutare i fratelli, per difendere e testimoniare il messaggio della salvezza ricevuto da Cristo, per dedicarsi al decoro della Casa di Dio a cui diede tutto il suo tempo libero dagli impegni di famiglia e del lavoro. Terziaria Francescana ebbe il culto della povertà: spese le sue migliori energie e le sue non comuni capacità per il trionfo del bello autentico. E la sua casa divenne negli anni quaranta, il convegno di giovani amanti della musica, della pittura e del ricamo che ebbero in lei un aiuto, un appoggio e nel ricamo una maestra impareggiabile! Una persona presente al suo funerale disse: com’è adorno l’altare!… e la spiegazione la diede il Prevosto durante la celebrazione funebre. Tutte le tovaglie, il contraltare e paramenti sacri erano testimonianza viva dell’arte meravigliosa scaturita dalla fede e dalle mani di Maria Isabello, quelle mani che la lunga malattia aveva contorto e deformato, quelle mani ricomposte nella bara nel gesto abituale con la corona del rosario. Morì il 30 maggio all’alba e fu sepolta il 31, festa della Visitazione all’età di 72 anni. Dedicò la sua vita alla Chiesa come responsabile dell’Azione Cattolica femminile e come Propagandista nella media e bassa valle, stimolando gli aderenti all’Associazione ad essere testimoni di fede autentica e di carità con la propria vita.
Era un’autodidatta, assistita dallo Spirito Santo che la ispirava in tutto il suo operato per diffondere la fede e tradurla in opere. Mons. Savi, Vicario Generale, a nome del Vescovo, la ringraziò durante la cerimonia di sepoltura per l’esempio che ci ha lasciato di amore alla Chiesa e per tutto il bene che aveva seminato dicendo: “Una cosa è certa. Avremo in cielo una protezione in più, un angelo tutelare non solo della sua famiglia, ma di tutta la Comunità Parrocchiale e della Diocesi di Susa.”



UNA COMUNITÀ IN CAMMINO…

A testimonianza della vita Parrocchiale prima del terzo millennio sono i bollettini. Dal duemila nella nostra comunità di Sant’Antonino sono in svolgimento le seguenti attività:
Gruppo Scout (AGESCI)- Gruppo Chierichetti S. Domenico Savio- Oratorio-  Catechesi per bambini in preparazione alla Prima Comunione e Cresima, ragazzi e adulti-  Campi estivi per giovani alle Case Alpine di Bar Cenisio e in Berta (Città di San Giorio)- Consiglio Pastorale e affari economici-  Circolo ricreativo con serate a scopo benefico “Ettore Rege Moretto” – Azione Cattolica – Assistenza spirituale agli ammalati tramite i Ministri Straordinari della Comunione- Movimento Rinnovamento nello Spirito – Comunione e Liberazione- Coro Don Carlo Martin- Servizio Caritas. Escursione annuale in vetta al Rocciamelone (m.3538) e gite varie.
Inoltre si svolgono Esercizi Spirituali nel campo giovanile in luoghi del silenzio e pellegrinaggi nei Santuari nazionali e internazionali.   




Ël “ murales” dël temp

A son ij giovo d’ancheuj
a fé la stra dl ‘avnì:
a vardo prima andré
vers ël passà
peui fan un proget
lo studio ansema
setà ‘n taulin
doa le ment s’unisso
ant un-a sola
për peui pié l’andi
e parti ardì
a fabriché ‘l doman…
Tuti a son pront
a fé quaicòsa ‘d bel
chi a ‘nventa, chi a disegna
su ‘n tòch ‘d papé, chi a dis,
chi a propon
n’idea neuva,
chi con na tòla an man
e na maschera sël nas
a sprussa ij sò color
là ‘n sla muraja…
Ecco le stra …vardé…vardé…
Adess cola stra granda
andoa che ij mostro dël passà
e j’òm d’ancheuj
con la clonassion
peulo vnì ‘d mostro,
adess cola stra granda,
al gròss cartel dl’avnì, as dividrà:
se ‘t veule andé su vers la lus
‘t devi ciapé a drita,
la via pì strèita a monta,
mach lì ‘t podras trové la pas!
Se ‘nvece ‘t veule
marcé sla stra pì larga
podrìje trové ‘d figure dròle
sìmbol dël mal
ch’at men-o al feu etern
col ëd l’infern…
A basta serne.
Un cel tut bleu lassù ‘nt la neuit
a dòmina da l’àut
doa le stéile
tra na nìvola e l’àutra
a gieugo a stërmesse,
ma peui ‘n doman
për sempre a brileran
për benedì l’avnì
ëd tuti ij giovo.


Il murales del tempo

Sono i giovani di oggi/ a far la strada dell’avvenire/ guardano prima indietro/ verso il passato/ poi fanno un progetto/ lo studiano insieme/ seduti al tavolino/ dove le menti si uniscono / in una sola/ per poi prendere il via/ e partire arditi/ a costruire il domani…/ Tutti sono pronti/ a fare qualcosa di bello / chi inventa, chi disegna/ su di un pezzo di carta/ chi dice, chi propone/ un’idea nuova/ chi con una latta in mano/ ed una maschera sul naso/ spruzza i suoi colori/ là sul muro…/ Ecco la strada…guardate…guardate…/ Adesso quella strada grande/ dove che i mostri del passato/ son soltanto più ombre/ e gli uomini di oggi/ con la clonazione/ possono diventar mostri/ adesso quella strada grande/ al grosso cartello dell’avvenire/ si dividerà/ se vuoi andar su verso la luce/ devi prendere a destra/ la via più stretta è in salita/ solo lì potrai trovar la pace!/ Se invece vuoi / camminare sulla strada più larga/ potresti trovare delle figure strane/ simbolo del male/ che ti conducono al fuoco eterno/ quello dell’inferno…/ Basta scegliere…/ Un cielo tutto blù lassù nella notte/ domina dall’alto/ dove le stelle/ tra una nuvola e l’altra/ giocano a nascondersi/ ma poi domani/ per sempre brilleranno/ per benedire l’avvenire/ di tutti i giovani.


FILODRAMMATICA   PARROCCHIALE
ATTO  UNICO   (Anno 1960)

LE CAMPANE DELLA CHIESA DI SANT’ANTONINO DI SUSA E DELLE CAPPELLE


1- Campana di S.Antonio Abate  - ( Loredana)
2- Campana del  Cresto               -  (Valeria)
3- Campana della Madonna delle Grazie-(Raffaella)
4- Campana di S. Rocco              - ( Rosella)
5- Campana della Chiesa             -( Lucia)
6- Viandante                                - (Leo)

All’inizio del bozzetto si sente il suono festoso delle campane registrato da Don Renzo Girodo , Vice Parroco di Sant’Antonino.

Si apre il sipario- in mezzo al palco, sul fondo c’è un cartellone che rappresenta il campanile di Sant’Antonino. Nel vuoto della finestra più alta si vede una ragazza, a metà busto, che rappresenta la campana della Parrocchia.
Disposte in semicerchio le altre campane ai piedi del campanile, su di un piedestallo che le eleva da terra.

Passa un viandante, stanco da un lungo viaggio, si ferma, depone il suo bagaglio, si asciuga i sudori, mentre le campane smettono di suonare e tra le campane ed il viandante incomincia un dialogo.



Viandante :  -  Sono impazzite le campane di questo paese? -

Campana di Sant’Antonino: - “ Non siamo impazzite, siamo felici, ecco perché suoniamo a distesa, oggi è gran festa per noi e per tutto il paese; tutti gli abitanti sono uniti intorno al loro Pastore, il Canonico Prevosto Don Umberto Bonaudo che celebra  il 25° anno di Parrocchia!

Suono della campana di S.Antonio Abate…….  

Viandante :  - E  tu chi sei? –

Campana di S. Antonio: - Io sono la campana della Cappella di S. Antonio Abate.  Vivo tra le case del paese, vedo passare la gente indaffarata, conosco i loro affanni e le loro miserie e godo con loro nei momenti di gioia. Suono nella novena e nei giorni della festa per chiamare i fedeli a pregare ed onorare questo Santo.  ( Si sente l’Inno di S.Antonio in lontananza)
Gli amici, iscritti alla Compagnia sentono il mio richiamo e quando uno di essi parte per la Patria Celeste, io suono ancora, verso sera, per invitare i fedeli a pregare per lui.
Fermati, o viandante e ascolta la mia voce! …

Viandante : - Ho fretta…. Non posso accogliere il tuo invito!

Campana del Cresto : - Hai fretta? Non vuoi udire la campana della mia sorella?  Senti allora la mia che squilla argentina dal monte. –

Si sente la campana del Cresto

Campana del Cresto : -“ Sono la campana della Chiesetta del Cresto. Porgi l’orecchio al mio suono che si ripercuote nella valle sottostante.  Io suono in onore della Vergine, Regina della neve suono quando la montagna è verde e mi fan coro gli uccelli dagli alberi. Ai miei rintocchi l’usignolo ed il cuculo fanno eco…   Eleva il tuo sguardo, forse non mi vedi, ma la mia voce è cara a tutti…!-

Viandante: -“ Sono stanco, ho mille cose da fare, non posso… non ho tempo! Non …ho …tempo”!

Campana della Madonna delle Grazie :-“ Sospendi le tue occupazioni un istante ed ascoltami ….(suono della campana…).
-“ Sono la campana della Cappella delle Grazie e vivo ai piedi della montagna. Da tanti anni suono in Settembre, nel mese dedicato al nome di Maria.  Quanti, quanti fedeli ho visto, devoti alla Santa Vergine, inginocchiarsi ai piedi del piccolo altare  per recitare il Santo Rosario ed invocare le grazie dalla Mamma Celeste!
Fermati, o viandante, la Madonna ti aspetta!…
Viandante :- Molta strada mi attende, sono stanco… sono stanco e malato …
Campana di S. Rocco : -“ Malato sei nel corpo, si fratello. Ma più malato sei nell’anima!….
Viandante : - Tu …puoi guarirmi forse ?

Campana di S. Rocco : -  Sì… se ascolti la mia  voce!…….( Suono)…………Sono la campana di  S. Rocco e suono per destare in tutti la devozione al Santo Pellegrino che curò gli ammalati colpiti dalla peste del 1300. Ove passava S. Rocco con la sua ardente carità, era un rifiorire di miracoli; i corpi si risanavano alla dolce sua carezza… Egli pure fu colpito dal grande flagello della peste, si ritirò in una capanna sulle rive del fiume, ove miracolosamente ogni giorno, si racconta che si avvicinava un cane per portagli del pane… Il nome di S. Rocco correva sulla bocca di tutto il popolo e, anche nella nostra valle. Egli operò miracoli e seminò la sua carità eroica.
Prega, o uomo, Il Santo allontanerà da te i mali corporali e spirituali-

Viandante: - Ciò che hai detto mi interessa… ma sono stanco ed ho tanta sete!… Vado in cerca di una sorgente… Non c’è una fontana in questo paese?…-

Campana della Parrocchia: -“ Tu hai sete? Hai sete di verità! Deponi i tuoi bagagli, lascia i tuoi affanni e avvicinati…ecco…ecco così… ascolta la mia voce!    ( Suono della campana…)
Sono la campana della Parrocchia, vivo su questo vecchio campanile che mi ospita da quasi mille anni…


Viandante: - (stupito)…Mille anni?

Campana della Parrocchia: - Suonavo per chiamare i fedeli  di questo paese che anticamente si chiamava Borgo S.Agata. Fui rifusa con le mie sorelle che quassù vivono dal 1769 e così, rimessa a nuovo, ricominciai il mio richiamo senza mai stancarmi.

Viandante: -  Racconta, racconta, vecchia campana, dunque lassù non vivi sola…

Campana della Parrocchia : - Siamo tre sorelle, io sono la maggiore. Il mio peso è di 9 quintali, la seconda è di sei e quattro la minore.  I miei rintocchi puri e profondi echeggiano possenti nei cuori  di tutti gli abitanti del paese, nella gioia e nei cuori e nel dolore.   Io canto la gioia nel giorno del Signore, annuncio la nascita di Gesù, piango la sua morte e grido alleluja nel giorno della sua Risurrezione.   Quando qualche lutto colpisce gli abitanti del paese, io piango e i miei rintocchi diventano gravi, lenti, profondi: sono l’espressione del mio dolore!…

Viandante: -  Dimmi, o campana, che da tanti anni domini il paese, hai visto molti avvenimenti da lassù?

Campana della Parrocchia: -Molti…molti… tristi e lieti, guerre, epidemie, alluvioni gioiose feste di paese, giochi di bimbi felici… Dal campanile osservo con gioia la gente scoprirsi il capo ai miei rintocchi dell’Angelus…Vedo i fedeli giungere alle sacre funzioni e… purtroppo vedo anche quelli che giungono in ritardo….  E tu viandante non senti la mia voce? Io chiamo al bene, alla verità, io sono la voce della coscienza di ogni buon cristiano!…

Viandante: - Ti sento, campana, ti ascolto, ma mi sento tanto solo…Se cambio cammino della mia vita, chi mi insegnerà la via?…

Campana della Parrocchia: - Ecco la Guida, il Pastore, il Maestro, ecco un Padre che  ti accompagnerà per la via del bene: è il nostro amato Signor Prevosto… Affidati a Lui che si prodiga in tutti i casi della vita. Egli è buono ed ha il cuore “Grande” come il suo caratteristico “ Segno di Croce”!

Viandante : - Grazie, campana, accolgo il tuo invito!

Campana della Parrocchia: - E’ sera, inginocchiati, diciamo l’Ave Maria!

( suono della campana ……Ave Maria )
( Mentre suonano le campane della sera, le altre campane rappresentate da persone viventi, recitano tutte insieme la prima parte dell’Ave Maria….. Il viandante si scopre il capo… SI  INGINOCCHIA E  CHINA IL CAPO IN  PREGHIERA…)
Campana della Parrocchia : -“ Sorelle, suoniamo a festa….E’ tornato ! “.

(Le campane suonano a festa).
Canto in frach ( Previsioni del 2000)



Canto del 2000

Signori del 2000 son profeta
la previsione fò dell’avvenire
nel mondo più nessuno analfabeta                                  
ottori nasceranno a non finire.

Non ci saranno più lavoratori
né sarti, contadini o negozianti ma tutti nasceranno già signori
e spariranno pure gli insegnanti.
                                     Tra-la-la-la-la-la
                                      Tra-la-la-la-la-la
                                      Tra-la-la-la-la-la-   (bis)

Ma nel 2000 il quotidian lavoro
bandito sarà alfin per le donnine
potrai così dormire sogni d’oro
erché si vivrà sol di vitamine
Non vi saran più moto e biciclette
ma  razzi ed automobili volanti
pel ciel stellato sembreran saette
parcheggi saran nuvole vaganti.

                                    Tra-la-la-la-la-la
                                    ………………..
                                    ………………... (bis)

Visiterem le stelle ad una ad una
sul razzo interspazial senza paura
fermata ci sarà pur sulla luna
e un mese ognun farà villeggiatura.

Signori se qualcun qui non ci crede
son quarant’anni ancora di pazienza
é l’unico mortal che non ha fede
nei risultati della fantascienza!
    
                                      Tra-la-la-la-la-la-
                                       ……………….
                                       ………………. (bis)

Ma tutto questo si potrà avverare
se ognun di noi nel prossimo avvenire
avrà il buon senso di voler cambiare
e nel profondo il cuore convertire….
Cominceran per noi gli anni più belli
sol dell’amore ognun sarà seguace
gli uomini saran tutti fratelli
allora tutto il mondo sarà in Pace!!!
  
                                        Tra-la-la-la-la-la-
                                         ……………….
                                         ……………….. (tutti)



Grafìa piemontèisa

a =       a
o =       u
u = u    francese
eu  =    eu   “
ë     =    muta
é  =      stretta
è  =      larga


Adamo ed Eva   (Bozzetto)

Personaggi: Bastian e Tonin   - (due popolani)
                   Ricco Signore e il cameriere

(Bastian sta lavorando sulla porta di casa e sta piantando un chiodo mentre passa un amico di nome Tonin).

Tonin – Bondì Bastian ! Travajë sempre?-

Bastian  - Tuti ij dì l’istess ( e batte il martello per piantare un chiodo)
       - Travaja, travaja e …sempre pover!

Tonin    - Epure, me car Bastian, a i è ‘d gent che a travaja pa e a mangia bin. A l’hann na bela ca, ëd pra e ‘d camp e a fann travajé j’autri… Lor a son sempre cambià da festa !-….

Bastian   - Ma gnanca lor a son pa content…. Un bel dì a-j ciapa ‘n maleur e magara a stann cogià ‘nt un let për d’ani….òpure a son pien ëd fastidi…. Vardé pure Tonin che ant sto mond a-i è gnun pròpi content-….

Tonin    -Ah !… se col benedet Adam a l’avèiissa nen mangià col pom, i saìo tuti sgnor! Gnun mal, gnun fastidi, a sarìa pro bel ël mond!-

Bastian  - Giache, it l’has pròpi rason!…. Tu càusa  ‘d coj doj lè… Mi i l’avrio pa mangialo!…

Signore ricco –Buon giorno, buon giorno brava gente, perché vi lamentate?

Tonin   - Oh bondì Monsù… Soma pòver noi…. Duvoma sempre travajé  për  pa avèj gnanca n’Euro an sacòcia, e peuj duvo sempre mangé pan dur, patate o polenta, ma mai na pitansa ‘n pòch an pòch…Tut causa d’Adam….

Signore   - Capisco la vostra povertà, ma io voglio aiutarvi…Intanto vi invito alla mia tavola…Oggi stesso vi aspetto nel mio palazzo a pranzo …d’accordo?

Bastian e Tonin  - Ma … noi … soma ‘d pòvra gent

Signore   - Non importa… vi aspetto ….Venite!

Tonin e Bastian   - Andoma a cambiasse?…Andè ant un palass!!!…

(Cambio di scena – Arrivano gli ospiti nel palazzo – Entrano vestiti da festa….)

Cameriere  - Entrate…entrate brava gente!

Tonin-   -Oh! Che blëssa !… Che palass!… Che scale a smija na cesa!

Bastian   - Fate pa rije da press!…

Tonin – Bastian, guarda , la taula …guarda ….guarda ….guarda che ‘d pitanse!

Bastian – Galupass! …Guèrna la veuja!…

Tonin     - Cò ‘t l’has dit ? …it ses sghijà ‘n sla pleuja ?…

Bastian   - No !   Galupass !…Guérna la veuja!

(Il Signore li osserva da un angolo della camera da pranzo)

Signore   - Benvenuti nella mia casa….Sedetevi e pranzate.   Potete scegliere cosa vi aggrada! Però non dovete toccare questo piatto….!   Siamo intesi?  Buon appetito!

Bastian e Tonin  -  Grassie, grassie!   Fin-a tròp! Che ‘d còse!  Sa …setomse!

Tonin  -……..Però….còsa a-i sarà ant col piat!….

Bastian    - Ecco i soma mai content…con tute le pitanse bon-e ch’a son an sla taola, it vas pensè còsa sarà lì andrinta!  Pensomje pa pì  …mangioma!

(Prendono con le mani una fetta di salame, la guardano dicendo):

Che meravìja!

Bastian   - (L’assaggia )  Che bontà! Che ròba bon-a!

Tonin - (Si alza, osserva tutti ii piatti)  -Scomëtto che sta pitansa sì a l’è d’agnolòt an carpion!

Bastian - A peul esse …ma sossì… tasta! As mìja ‘d gnòcc an sivé!  ….Che brav col monsù!  A no sa fin-a mangé ‘d còse che i l’oma mai vist  ( e si lecca le dita)  mm…mm…

Tonin    -Ti, Bastian, at piaserìa pa savèj còsa a i-è lì andrinta?

Bastian  -It l’has dit che it na parlavi pa pì!

Tonin    - Ma at piaserìa savèjlo se ste pitanse a son bon-eparèj ; ….chissà cola –lì!…

Bastian   -As podrìa mach vëdde, la mangioma pa….ma mi i toco pa…

Tonin     - Già, it meuire da la veuja, ma it veuli pa ch’a sìa…

Bastian   - A l’ha dit ëd pa mangela, ma toché as peul…. Teh….i toco fin ch’i veuj…

Tonin      - Buta la man an sacòcia-

Bastian   - E già fait, mi i toco pa, ma gnanca ti!

Bastian    -…Ma mi i son pì vej e i peus anche guardé-  ( Si alza)  Alora guardona ansema!…pian…Pian… pa parèj a podrìa vërsésse…!    ( Aprono…..e scappa un uccello….)

( insieme )  Ciaplo!  Ciaplo!

Tonin     - Ommi pòvr òm !….Fa pian c’ha sento!….Ciaplo!….( Salgono sulle sedie) Ciaplo…Ciaplo!…

Signore  -(Era in fondo alla camera che osservava)  Ho visto tutto!  La curiosità vi ha vinti!

(Tonin e Bastian vanno in un angolo umiliati e mortificati)

Signore   - Avete ceduto alla tentazione proprio come fecero Adamo ed Eva, volevo farvi godere le mie ricchezze perché non ho figli… Vi avrei lasciato tutto in eredità, se vi foste accontentati, ma avete disobbedito… dispiace, tornate alle vostre case, al vostro lavoro quotidiano.
Non siete degni di diventare miei eredi!

Bastian    - A l’è tuta causa toa !

Tonin     - It ses ti che it l’has aussà la cuvèrcia!       ( e se ne vanno)



Canto comico

Ël fieul ‘d mè barba Tòni
së s-ciama ‘d cò Tonin
ël fiieul ‘d mè barba Giaco
së s-ciama Giacolin

E Tòni, Tòni, Tòni
e Tòni e Tonin
e Giaco, Giaco, Giaco
e Giaco e Giacolin

Ël fieul ‘d mè barba Steo
së s-ciama Steolin
ël fieul ‘d mè barba Vigio
së s-ciama ‘d cò Vigin

E Steo, Steo, Steo
e Steo e Steolin
e Vigio, Vigio, Vigio
e Vigio e Vigin.

Ël fieul ‘d mè barba Gepo
së s-ciama Giusepin
ël fieul dël vej Baciccia
së s-ciama Bacicin

E Gepo, Gepo, Gepo, Gepo
e Gepo e Giusepin
bacicc, bacicc, Baciccia
baciccia e Bacicin

E peui ël fieul ‘d mè pari
së s-ciama ‘dcò parèi
mè pari as ciama Tordo
e mi ‘m ciamo Tordèi.

E Tordo, Tordo, Tordo                                     
e Tordo e Tordèi
e Tordo, Tordo, Tordo
e Tordo e Tordèi!.


L’Angelo e Satana (Bozzetto dell’Oratorio Salesiano di Torino, vincitore al concorso filodrammatico di Genova nell’anno 1897)   

Satana: ( Maglia rossa, mantello nero, corna rosse piccolissime, sopracciglia alzate ai lati, baffi e barbetta a punta).

Angelo: ( Veste lunga bianca, a maniche larghe, capelli lunghi riccioli biondi).

Uomo:  ( Costume del quattrocento).:

Atto unico:    Scena I

La scena rappresenta l’interno di una cappella dedicata alla Vergine. Sul fondo una finestra  praticabile, sotto la finestra un banco. A sinistra porta chiusa, a destra arco sorretto da colonne al di là del quale si suppone che sia un altare della Madonna. Davanti balaustra intera. Una lampada accesa nel mezzo dell’arco. Altri accessori religiosi analoghi.  E’ Notte , fuori imperversa un temporale con lampi e tuoni. ( Per destra del palco si intende di chi guarda).

Angelo ( Si apre il sipario, lampi e tuoni e si sente scrosciare la pioggia. Coro di monaci che in lontananza  cantano il gregoriano): Scena vuota per circa due minuti.  Il canto, il tuono i lampi da forte vanno via, via diminuendo dal punto dove compare l’Angelo e cessano quando incomincia a parlare.  L’Angelo appare in scena illuminato, scende da un gradino e gira lo sguardo intorno. Viene avanti lentamente, mette le mani in croce sul petto e abbassa il capo davanti al crocifisso della cappella e poi rivolge lo sguardo rivolto al cielo.

Angelo – Grazie o Signore!…Va mi dicesti il dì, che innocente pargolo al mondo. Va e guida gli sarai, affinché d’onde si partì un giorno tu il riconduca; e fra le schiere dei beati, cinto di gloria per le vinte battaglie nel mondo combattute, ei sieda e al suo Creatore, in questo soggiorno che non ha fine, canti le lodi.  Venni, e Tu sai O Signore, con quanta gioia scesi in terra a guida del misero che mi assegnasti.  Vegliai i primi suoi passi, lenii i suoi dolori; e qual fosse il gaudio che tutto mi rapìa. Tu solo il sai, quando la prima sua prece ai piedi Tuoi deposi. E chi può ridire che serbar mi potevi a contento maggiore il di che te lo condussi genuflesso all’altare?  Perdona! …Leggera mi mosse una santa invidia quando a lui desti in cibo le tue carni! Oh perché l’ali mie, questa mia bianca veste, il raggio divino che la mia fronte indora, cambiar non potei con lui?…Perché…Perché, come a lui fu dato, tutto in me stringerti non mi fu possibile?…( Solenne) …Oh! Uomini! Che,  più di noi stessi, del Divino Amor  fate prova, e non morite d’amore?!…( lampo leggiero e mormorìo di tuono) E lo perdei…Compagni tristi, già dal demonio attratti, attrassero anche lui.
I fiori dell’innocenza colti al sacro fonte, coi sacri giuri fecondati, colle pie preci irrorati, rinvigoriti, quei fiori tanto cari a Dio, l’infernale procella scosse, sradicò, disperse.
E qui la nefanda opra sua a coronar si appresta l’empio Satana. Qui il Trarrà! In quest’umile Tempio Sacro alla gran Madre!   Ah!…no…,no… Mi da forza, Signor, m’illumina…( si porta a destra) Che ci sia salvo!…( forte lampo e tuono) Dal fondo compare Satana in una nube di fumo e di fuoco).

Scena II

Satana: - ( con riso infernale) Ah! …Ah!…Ah!…Corsi molto mio ex fratello, ma queste vecchie gambe, come ben vedi mi servono ancora per raggiungerti Ti ho visto a scendere e ne immaginai il motivo. Fatica sprecata! Torna, torna lassù e non mi turbar gli affari-

Angelo: -Pur qui vieni? Di insozzar di tua presenza quest’umile tempio?

Satana: - Anzi!… E’ il campo ove raccolgo maggior copia di messe. Non far lo gnorri che tu lo sai al par di me! .. Ai devoti fra un’ave e l’altra qualche buon pensiero io infiltro.

Angelo:- Un buon pensier ?!…

Satana:- Già buono… per me. Nei momenti in cui profondo è il silenzio dovrebbe regnare più solenne dovrebbe essere il raccoglimento, in un punto solo, ecco che io distolgo l’attenzione col mio magico specchietto e fo rompere il silenzio suggerendo parole a qualche mio segretario, acciò le dica al vicino ch’è  troppo in sè raccolto. La presa di tabacco, il cader di un bastone, il rumor di una sedia, lo scambio di un favore e tant’altre cosucce … insignificanti, all’apparenza …ma che servono a meraviglia.  E se non basta, se la funzion commuove, se il canto eleva i miei animi oltre le nubi, fo tirar se posso una stecca ad un cantore e li metto in carreggiata.  Se poi un predicatore temerario si permette con i suoi sermoni rubare i miei sudori, allor fo cader sui devoti una piova di papaveri e ti giuro che se arrivo a far russar qualcun mi posso asciugar le corna, che per quel dì ho guadagnato lo stipendio. E tu ti meravigli se io entro in chiesa?  Io entro dappertutto… ( tuono e mormorio)

Angelo:- A che venisti? Ora di preci questa al certo non è, se vi sarà alcun qui che preghi, nè che venga a pregare.  Nella chiesa maggiore, nel coro qui poco lungi, i frati stanno a cantar mattutino; forse colà?…

Satana:- Non far lo gnorri, Ti ho detto biondino mio; tu sai bene perché sia venuto. In quanto all’andar di là dai frati… eh!…no…mi sentono a naso quando entro fra loro e drizzano subito le orecchie, sgranano tanto d’occhi intorno, e se mi scorgono in qualche angolo ove io oso nascondermi, s’io non son si svelto da pigliar la fuga, e drizzare il volo per gli altri lidi, me ne appioppan tante ( si gratta le spalle) “ Aspre e forti che il pensier rinnova la paura.”  Non vo’ affari con quei messeri. Padron Lucifero, me li aveva assegnati un tempo, ma ho visto che il mestier di tentar frati non era affare per me. Picchian sodo, caro mio, coloro.
Han quella cordaccia a nodi appesa al fianco, e quei rosarioni con tanto di paternostri; e se ciò non basta, non si perdono di coraggio; dan di piglio alla ciabatta e questi due denti (segna la dentiera) me li ha mandati in gola un certo fra Martino con un colpo di quella …Ho date le mie dimissioni. Picchian troppo sodo diamine!…

Angelo: - E a più facile mestiere ti sei dato; da ciò quanto sia vile la tua natura chiaro si vede. Le anime incerte e timide sono tua preda! Coi forti non t’attenti?  I fanciulli innocenti, creati per far corona a Dio, tu guasti e corrompi; quel famelico lupo nell’ovile del Signore sbrani le bianche agnella.  E venne adunque a portar altrove strage e morte; a che perdere il tempo? Nulla far qui devi. Forse che di fuori messe ti manca che a cercarla vieni fra queste sacre mura?
Qui alcun non v’è che a tentar tu possa  ( rumore di tuono e pioggia),

Satana:- Ma verrà! Senti come il tempo brontola…e poi a quest’ora i miei parvoli fan la nanna, per il resto ho già disposto ai miei fidi. T’avrei preceduto se il dovere non m’avesse costretto altrove. Avevo un banchiere cui diedi mano a fuggire per lontani lidi; un ministro che non si sapea decidere a far firmare suo sovrano una legge contro la chiesa; dovrei presiedere una società segreta che maneggiò negozi di gran mole, che un di mi porteranno dei buoni; e via, via tant’altre cosuccie.
Ma più che tutto il mio prezioso tempo ho perso intorno ad un tal raggiro…Basta non giunto in tempo per non lasciarmi scappar la preda che qui verrà ad abboccar all’amo.  Diancine! È tanto che ci lavoro attorno.  Bel colpo affé se tu me lo pigliavi in sul più bello!!…

Angelo:- S’io tel pigliassi? E’ forse tuo? Fu egli per te creato? Io in custodia l’ebbi; io lo allevai, il protessi, sul mio seno bambino dormì i dolci sonni dell’innocenza e le virtù tutte e l’amor pel suo Fattor gli instillai in petto. Ma hai! Che i tre lustri appena ei varcava allorché tu venisti, ladro, a rapir di mie fatiche l’opra.  Lottai per anni ancora, ma alfin vincesti, perché sua natura fiacca e molle resistere non seppe ai tuoi bugiardi accenti, alle lusinghe, al profumo olezzante delle rose con cui tu solevi celar gli inganni. Più volte t’ha maledetto, più volte tentò far ritorno a me ed altrettante tu lo strappasti dal retto sentiero coll’arti tue maligne. ( s’avvicina lentamente e minaccioso. Satana s’abbassa guardandolo, sempre più alterandosi) Ma dimmi: il festi un giorno, un giorno sol felice? Vi fu tazza di liquore che tu prestato gli abbia senza che il fondo amareggiasse il labbro più di quello che ne raddolcisse l’orlo? Fu ricco per te? No. Fu amato? No. Questo solo finor s’è mantenuto e fra i vizii in cui per te è caduto, fra tanto oblìo di preci e di virtù, solo un ‘Ave  non ha mai scordato di dire alla sera.  E tu d’un colpo solo il vuol insultare la Madre cui egli prega ancora …E diventa sacrilego? ( Minacciandolo), Vanne, esci o quell’acciaro che un giorno brandì cotesta  mano per cacciarli all’eterno fuoco, brandisco ancora e la punta assaggi!      (Lampo e tuono in crecendo.)

Satana:- ( che è andato via via  sempre più curvandosi sotto le minacce dell’Angelo, a questo punto tutto chino fugge in fondo la scena e si raddrizza, pausa. Poi adagio e staccato bene, sarcastico.)
Via , ti calma un po’ ( con invidia).  Sei bello, del pari, sia che il dolore, la gioia o l’ira, illumino il tuo volto. ( sordo) Anch’io una volta ero bello al par di te, al par di te avevo la veste bianca, l’ali di colombella e l’aureola santa.  Diedi retta a colui che oggi noi demoni abbiam per padrone, si diè la scalata al cielo e carichi di botte ci trovammo al caldo. Fu superbia?…Ardir? ( urlando ferocemente) so che pagammo e paghiam tuttora (con ira crescente) e pagheremo, pagheremo…( animato molto. Si consumeranno i mondi, si consumeranno i secoli, nel caos tornerà tutto il creato, altri mondi sorgerai da esso e quelli ancora si consumeranno e noi pagheremo ancora!…( molta amarezza; l’Angelo passa a sinistra) Tu non sai che sia viver là entro in quella fornace ardente! ( crescendo) non sai che sia dolore, rimorso, rabbia(c.s.), non sai che voglia dire quest’incessante pensiero che sempre ci martella , che sì crude pene non avran mai fine, ( voce strozzata) mentre potevamo esser felici!! ( con sforzo) Il dolore d’un tal pensiero è grave tanto che il fuoco, ch’entro incessantemente tutto mi arde, è nulla in confronto ( con forza) e se brucia, mira tu stesso su questo marmo ( fa alcuni passi in fretta verso la balaustra e batte colla mano, su questo punto esce una fiamma) Vedi? ( pausa; si stacca) Che mi resta adunque ? La vendetta. Tutto ciò che a Lui è più caro, tento strapparlo, nè altra soddisfazione mi resta; me la prendo, n’ho diritto; ne tu me lo puoi impedire, biondino mio ( mormorìo di tuono).

Angelo: - ( è rimasto pensoso; si scuote) Vedremo chi di noi sull’animo suo avrà l’impero.

Satana:-   E sia. Ma apparecchia il sacco per insaccar le pive ( presta questa scena fino alla pausa).

Angelo:-  Sei troppo sicuro dell’opera tua!

Satana: -  Sicurissimo

Angelo:- Sei superbo e orgoglioso!

Satana:- Coscienza d’artista che sa giustamente apprezzar se stesso

Angelo:- Potrebbe non venire.

Satana:- Gli ho posto ai fianchi chi si incarica di ciò.

Angelo:-  i mezzi d’entrare…

Satana:- Li ho forniti io stesso e insegnato a usarli.

Angelo:- Ma la mia voce  non è ancor da lui scordata e tanto dirò che il delitto non commetta…

Satana:- Sei nel tuo diritto, mio ex fratello e sta certo, ch’io non starò con le mani in mano. ( pausa corta, tuono e leggiera pioggia). Vedremo chi ascolterà di preferenza, poichè egli  solo è arbitro della scelta.

Angelo :- Mi resta ancora una speranza… si …da questo male un bene n’ha da uscire… si…e sarà per sempre salvo.

Satana:- E quale, di grazia? ( con indifferenza)

Angelo:-Quale?…Ma!…nol so…

Satana:- (sarcastico) Lo so io…sì…ch’ei sia scoperto, preso e condannato espii la pena…
Angelo:-E per sempre ti maledica ( subito)

Satana : -( subito) Grazie del complimento! ( Confidenziale)  Ma un punto più del diavolo non ci son che le donne e qualche volta gli avvocati che ne sappiano…

Angelo:- E che vuoi dir?

Satana:-Ch’ei non sarà in tempo d’espiar quaggiù alcuna pena. ( con gioia feroce) Ch’ei sarà mio, poiché sarà spento prima che qualunque soccorso arrivi.

Angelo:- Tu menti (adirato).

Satana:- ( subito) Lo vedrai, o creperà l’astrologo.

Angelo:-( scaccia un pensiero) No!…Non potrà salvarsi ancora…

Satana:-Solo gliene mancherà il tempo. Ma zitto…( leggiero rumore di lima) odi…l’amico, che bravo artista benché novello!… (pavoneggiandosi)  ma con un maestro di tal fatta!…Ed ora a posto! Il lavoro è presto ultimato ( va a collocarsi a destra del palco, l’Angelo passa a sinistra; uno è sorridente l’altro è melanconico.
Cresce la pioggia, sibila il vento, aumentano i lampi, il tuono brontola continuamente. Batte la mezzanotte lenta e lugubre si riprende il canto. A poco a poco si vede formarsi nel muro un foro; da esso esce una mano che tenta aprire la finestra, dopo un po’ vi riesce. Si apre la finestra, si scorge al di là dell’inferriata rotta. Per la rottura passa l’uomo. Scende con precauzione servendosi del banco. Viene un po’ avanti circospetto tenendo l’orecchio, si ferma ed ascolta, diminuisce la pioggia e il rumore del tuono; i canti vanno cessando.

Scena III

Uomo e detti

Uomo:- Questa orribile tempesta che si assomiglia  a quella che rugge nell’anima mia. M’ha finora favorito. Nessuno m’ha visto entrare; qui sono al sicuro: Un buon tratto mi separa dal convento ove i frati stanno cantando il mattutino. Il colpo è facile e sicuro( fa per muoversi , l’Angelo stende una mano verso di lui, posa giusta, si ferma) Perché tremo? Di che ho paura? ( guarda lentamente verso la cappella)  Un giorno mi prostrai davanti a quest’immagine ; ero fanciullo . Eppure ricordo ancora che una gioia ineffabile scendeva entro di me; ricordo come la calma rientrava nell’animo travagliato da tristi pensieri. I miei mali cessavano per incanto. ( Satana si riscuote e fa leggermente qualche passo avanti allunga il capo per udire) Oh giorni beati!  Viveva allora la madre mia. O povera madre!  Tu non avresti mai più pensato che il tuo figliuolo, il quale chiamavi la delizia dei tuoi giorni, dovesse cadere così in basso. Tu non passavi, quando mi vedevi genuflesso qui dinnanzi alla santa Vergine, che un giorno  qui sarei tornato non a pregare, no, ma a commettere un delitto ( rabbrividisce). Quali tristi vicende!…La morte, col togliermi la madre, tolse dal mio fianco il mio capitale sostegno. I miei compagni, da lei con cura allontanati, si avvicinarono. Le mie preghiere non salivano più al cielo fervide come quand’ella era in vita. Venne la prima colpa, la prima vergogna, la prima menzogna, e poi!…non ebbi più ritegno e di precipizio in precipizio caddi continuamente senza più rialzarmi. Tutto mi divenne odioso; odioso di lavoro e pesante , divenni vagabondo; odiosa la Fede, perché mi impediva il soddisfacimento dei miei desideri; odiosa la preghiera, perché in essa non trovavo più il conforto di un tempo; tutto, tutto odiai fino me stesso.
La madre mia, prima di morire, mi raccomandò di non scordarmi mai di recitare ogni sera un’Ave Maria.  Empio miscredente come son divenuto, pure, non so il perché, alla promessa a mia madre moribonda, non seppi mai mancare. L’ho detta ancora l’Ave questa sera?( Satana freme, stende le mani verso di lui. Leggero mormorio di tuono) No, non l’ho detta . Ma che mi vale? Sarebbe ironia( riso convulso) Ah! Ah! Pregate la Vergine mentre son qui per derubare nel suo santuario? ( movimento dell’Angelo) Rubare! Divenir ladro!
Ah!  No, no! (fa un passo verso la finestra. Satana con un gesto lo trattiene). Aver fatta tanta fatica, aver corso un grande pericolo, star per raccoglierne il frutto e ritirarsi…!?
La miseria là fuori mi aspetta; mentre con l’oro è ricco questo Santuario in lontane regioni potrei godere quella felicità che finora non ho mai avuta. Se fossi scoperto, preso condannato? ( va verso la finestra e guarda fuori, tende l’orecchio) Non odo che il rumoreggiar dell’uragano.  Chi può avventurarsi con un tempo simile fino quassù? Nessuno! Sono al sicuro( movimento dell’Angelo) È  una nuova colpa! Dio potrebbe essere stanco !…Fandonie ! Spauracchi da bimbo … si vada ….( si muove, irato. Segno dell’Angelo). Ma perché non mi so decidere?…È un presentimento?…( resta incerto, si strofina gli occhi, scaccia un pensiero e poi ritorna )Perché l’immagine di mia madre moribonda mi si presenta davanti gli occhi?…( suono lontano di campana, rumor di tuono e di pioggia) Il temporale riprende! ( ascolta ) L’Ave Maria… Questo è forse un avvertimento del cielo? ( Satana fa un gran segno colla mano ed un gran lampo illumina la scena. Meravigliato) Dio ! Quanto oro!  Quante gemme! (  Satana si incalza ) Tutto quell’oro sarebbe mio; la miseria svanita, la ricchezza, la felicità, i piaceri, si tutto avrei; ( ansante) non più dolori .non più oppressioni, non più umiliazioni, ma il piacere e la felicità…( un momento d’incertezza, un lampo) Si vada ( scavalca la balaustra e sparisce)

Satana:- ( Si ritrae soddisfatto incrociando sul petto le braccia ).

Angelo:- ( inorridito, volge le spalle e si copre il volto colle mani. I lampi proseguono, il tuono rumoreggia incessantemente; si riprendono i canti interni. La scena continua così per un minuto; poi un momento di silenzio completo, solo s’ode un leggiero rumor di pioggia).

Uomo:- ( ritorna carico di argento e oro; sale sulla balaustra. Lampo fortissimo; fulmine che gli passa sopra la testa : Pioggia forte. L’uomo colpito precipita dalla balaustra e va a cadere nel mezzo della scena disperdendo gli oggetti rubati).- Pietà. Mio Dio! Perdono! Perdono!

Satana:- ( fattosi innanzi, protendendo il corpo su lui allarga le braccia come per volerlo abbrancare e dice con voce sorda) Non è più tempo!

Angelo:- ( si frappone stendendo le mani sopra l’uomo in atto di protezione).

Uomo:-( con voce strozzata, ma con forza) Ave Maria, gratia plena…. Dominus tecum, ( con sforzo)benedicta tu immulieribus et benedictus fruttus ventris tui, Jesus…( respira ansante) ora pro nobis pec..catoribus…nunc…et…in hora mortis…( con sforzo supremo) nostrae ( spira)

Angelo:- Amen. ( luce rossa da sinistra su Satana e luce bianca a destra  sull’Angelo e mentre piano ,piano cala il sipario.

Oltre alle rappresentazioni teatrali della filodrammatica parrocchiale sono da evidenziare: Giuditta, La tragedia di Mountheron, Pietro Micca, La Signora delle Camelie, La locanda dei tre merli, molte rappresentazioni in piemontese di Franco Roberto ed altri autori ecc.

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