Storia della Valle di Susa - Valsusa vive

VALSUSA VIVE
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LA VALLE di SUSA

Storia della Valle di Susa

La Valle di Susa é ancora oggi giorno uno dei più grandi, se non il più grande corridoio delle Alpi, funzione alla quale l’hanno destinata fin dalla età preistorica i suoi importanti valichi.
La sua storia è collegata al passaggio degli eserciti ed allo stabilirsi di successive dominazioni; dai romani ai saraceni, dai longobardi con l’intervallo del regno indipendente di Cozio.
Ognuno lasciò i suoi ricordi e le sue leggende legati ad archi, castelli e fortezze.
La bassa Valle di Susa , in direzione est-ovest pianeggiante e quasi rettilinea è costellata di piccoli centri, posti per lo più, all’uscita dei valloni brevi e precipiti dei monti che la fiancheggiano.
Quasi sentinella lungo tutta la valle sorsero nel medioevo numerose Abbazie dove il lavoro dei monaci s’alternava alla lode a Dio ed i viandanti, i pellegrini, i perseguitati e gli infermi trovavano, secondo la regola benedettina, letto, pane, vino e fuoco.
Da quella antichissima della Novalesa ora risorta a nuova vita, alla più che millenaria Sacra di San Michele che domina imponente l’imbocco della Valle  dalla sommità del Monte Pirchiriano.


Histoire de la Vallée de Suse

La vallée de Suse est encore  aujourd’hui l’un des plus grands, où bien le plus grand, corridor des Alpes, fonction à la quelle a été destinée à partir de l’époque préhistorique grâce à ses cois très importants. Son histoire est lièe au passage des armées et l’établissement de suivantes domination: les Romans, les Sarrasins, les Lombards et les Francs, avec l’intervalle du royaume indépendant de Cozio. Chaque people laissa se vestiges et ses légendes liées aux arcs, aux châteaux, aux forteresses. La basse vallée de Suse, platte en direction est-ouest et presque rectiligne, est composée par beaucoup de petits villages, dont la plupart se trouve aux pieds des vallons des montagnes qui la bordent. Le long de toute la vallée se levèrent au Moyen-age beaucoup d’Abbaye où le travail des moines se succédait à la prière à Dieuet les pèlerins, les persécutés et le malades trouvaient, selon la règle bénédictine, un lit, du pain, du vin et du feu. Ce sont des exemples la très ancienne Abbaye de Novalesa et la millénaire  Sacra di San Michele, qui domine imposante l’entrée de la vallée du sommet du Mont Pirchiriano.


History of the Susa valley

The Susa valley is still today one of the largest corridor of the Alps since prehistoric times due to its very important passes.  Its history has witnessed the passing of armies and following dominations, from the Romans to the Saracens, from the Longobards to the Frank, with the interval of Cottius independent Kingdom.  Everyone left some memories and some legends connected to arches, castles and fortresses.  The lower Susa valley, in the direction east-west, flat and almost straight, is covered with little towns and villages mostly  located  at exit of the valleys flanked by the mountains.   Almost as a sentinel along the valley many abbeys appeared in the Middle Ages where the work of the monks alternated with the praise to God and the wayfarers, the pilgrims, the persecuted ones and the sick found, according to the Benedictine rule, a place to sleep, bread and wine..    There was the very ancient Abbey of Novalesa, which has been brought to life again and the Sacra of San Michele, over one thousand years old, that dominates the entrance to the valley from the top of Monte Pirchiriano.






Val Susa
                                                                                    
L’è  bel guardè vers ti                    
da l’aut ëd la montagna
e ‘ndvinete ‘nt lë  scur
ëd na sèira stèilà.
S’arconòsso toe stra:
tanti ciairin an fila,
s’antravëddo toe ca:
citi lum  ch’a  splendrisso
parej ’d lusentele
ch’a danso ‘nt  l’ambrunì,
quand che le vos amise
dij ciochè a s’arcòrdo
al son dl’ Ave Maria.
L’è bel sërchete,
con ël përfum dla tèra
cheuje ‘l parlè ‘d toa gent
conservelo ‘nt ël cheur,
ch’a-i resta sempre.




Val Susa

E’ bello guardare verso te/ dall’alto della montagna/ e scoprirti nell’oscurtà/e in una serata stellata.
Si riconoscono le tue strade/  tanti lumini in fila/ si intravedono le tue case:
piccoli lumi che splendono/ come lanterne nell’imbrunire,/ quando  le voci amiche /dei campanili si accordano al suono dell’Ave Maria.
E’ bello cercarti/ con il profumo della terra raccogliere il parlare della tua gente/ per chiuderlo nel cuore/che    resti sempre.



      




LA VALLE di SUSA
(di Silvano e Gemma Cattero)
Notizie di geografia ed economia

La valle di Susa, situata nella provincia di Torino, si estende lungo il corso della Dora Riparia, con le diramazioni di altre brevi vallate, seguenti in piccoli affluenti come la Valle di Bardonecchia, la Val Cenischia (Valle di Novalesa). La Valle di Ulzio.  La Valle di Susa ha perciò inizio dal Monginevro e termina a Rivoli. Essa è percorsa dalla linea ferroviaria internazionale Torino-Modane- Lione-Parigi e dalla (costruenda) linea alta velocità (TAV) dalle strade internazionali Torino-Colle del Moncenisio, Torino- Colle del Monginevro e dall’autostrada Torino-galleria del Frejus come collegamento con la Francia.  La galleria del Frejus fu ideata dal Ing. Medail di Bardonecchia. I lavori iniziarono nel 1857 e la galleria fu inaugurata nel 1871; vi lavorarono 2000 operai italiani e francesi, la prima mina esplose a Modane per mano di Re Vittorio Emanuele II, è lunga esattamente 12849 mt. (13,6Km).  La galleria autostradale del Frejus, lunga 12792 mt.( 13 Km.) larga 10,10 mtr. con la pendenza Modane Bardonecchia del 0,56%, fu iniziata nel 1975 da una convenzione italo-francese ed è parallela a quella ferroviaria. È stata inaugurata il 10 Giugno 1980 e vanta nessuna vittima nei lavori svoltisi.
La ferrovia e locomotiva Fell, chiamata anche locomotiva a ruote orizzontali, portava il nome dell’inventore Ing. George Noble Fell. Capace di trasportare 200 persone da Susa a San Michel in 71 km. di percorso attraverso il valico del Moncenisio in cinque ore e mezzo, fu costruita dalla ditta inglese James Cross & C. inaugurata il 6-Luglio-1866.
La valle di Susa è bagnata dalla Dora Riparia che nasce dal Monginevro presso il colle di  Frapperas, col solo nome di Dora, ma a Cesana riceve il Ripa che le impone il nome di Riparia; scende ad Ulzio ove riceve l’affluente Bardonecchia; giunta a Susa riceve il Cenischia che scende dal Moncenisio e il Mildarello che scende dal Rocciamelone bagnando Novalesa; giunta in prossimità di Villarfocchiardo e Condove riceve il Gravio.
La dora Riparia, bagna lungo il suo percorso i territori dei vari Comuni, generando energia elettrica per gli usi domestici per le svariate industrie locali del Piemonte e Liguria, irriga le campagne e giunta a Torino, sbocca nel Po.
La Dora Riparia è lunga 126 Km. Le importanti centrali elettriche che sfruttano le sue acque nel suo corso montano e che forniscono energia elettrica alle varie città piemontesi sono quelle maggiori di Bardonecchia, Cesana, Chiomonte , Susa, Giaglione, Venalzio, Novalesa, Mompantero, Bussoleno e quelle minori situate nella bassa valle, presso vari paesi: Bruzolo, Borgone, Sant’Antonino, Condove.  La Valle di Susa si suole considerare divisa in alta Valle sino a Susa  e la bassa Valle verso Torino. Quest’ultima in prossimità di Sant’Ambrogio, si restringe, quasi chiusa dallo sperone del Monte Pirchiriano  (Clusa  Longobardorum) sulla cui cima si erge la Sacra di San Michele antica Abbazia edificata verso il 1000.  La valle torna ad allargarsi ad Avigliana verso Rivoli.
Numerose sono in questa catena delle Alpi Cozie che circondono la Valle di Susa, le cave: di gesso, di granito.  Ad Avigliana tempi addietro vi era una polveriera “ Dinamite Nobel della ditta Montecatini, attualmente sono attive la Fiat Texid, l’Azimut, la Due M.M di Corona  e diverse piccole industrie. A Sant’Ambrogio, la FIR s.p.a.. e la Mottura serrature. Alla Chiusa di San Michele, la Savio s.p.a., la Cabind s.p.a , Levosil s.p.a.     A Condove la Vertex  ex Officine Moncenisio.
A Sant’Antonino, la Savio (zona ex Magnadyne radio), la I.R.E.M. s.p.a.., l’Europlastic s.r.l., la Filtrauto s.r.l( zona ex Cotonificio Vallesusa). la Satnet, L’OL.Imp s.r.l. A Borgone, la I.R.E.M. s.p.a., La C.M.L.e l’Euroalluminium.   A S.Didero le Acciaierie Beltrame s.p.a. -   La Martina di Susa ed altre industrie minori  sparse per la bassa valle.   Assai sviluppata è l’industria  della lavorazione del legname e dei suoi ricavati è l’artigianato artistico che ha una antica tradizione nella scuola di Melezèt. È pure sviluppata l’industria turistica, sportiva e alberghiera favorita dall’autostrada e la linea ferroviaria Torino-Modane, la cui galleria del Frejus fu ordinata da Cavour.  I principali centri di turismo della nostra valle sono. Sestriere, Claviere, Cesana, San Sicario, Bardoneccchia, Salice D’Ulzio e altri di cui si accede per mezzo di funivie.     Sulla montagna vi sono abbondanti pascoli per le mandrie; prosperano pini, abeti, larici, faggi, castagni. Il breve lembo della pianura (risparmiato dal cemento) è pure coltivato a frumento, patate, granoturco, ortaggi e segale, ma la produzione agricola della valle non è sufficiente per il fabbisogno locale, per cui si devono importare frumento, ortaggi, qualsiasi prodotto alimentare, tessuti, manufatti e calzature.  L’esportazione agricola della Valle è la seguente: castagne, pesche, mele, pere, patate e legnami. Il commercio è reso attivo dalla ferrovia e dagli automezzi che percorrono le strade nazionali e l’autostrada internazionale.
La popolazione è essenzialmente operaia e agricola, ossìa per lo più ogni famiglia ha una persona che lavora in una delle industrie locali o di Torino e l’altra che coltiva il piccolo podere.
In questo ultimo trentennio i paesi della Valle hanno cambiato aspetto dovuto anche alla grande immigrazione, si sono aperte strade asfaltate, nuove abitazioni più confortevoli fornite di tutte le comodità e centri commerciali.



Notizie storiche

Nei secoli primitivi, la Valle di Susa era un immenso ghiacciaio, che a poco a poco si sciolse, formando palude, brughiera e foreste, popolata da grossi animali selvatici.
Pare che il Monte Pirchiriano ( Sacra di San Michele) chiudesse la Valle e che prima il ghiacciaio e poi l’acqua stagnante e piovana ne avesse corroso e smussato le rocce delle basse cime, come si può notare oggi in molte di esse che hanno i dorsi arrotondati. Quindi le acque, premendo e corrodendo la base del Pirchiriano ( Monte dei porci), pare abbiano aperto un varco e avuto sfogo in un’ampia pianura.
Vuole la storia che tale stretto passaggio paludoso sia stato dissodato dai primi abitatori della Valle
i Liguri, stirpe forte, laboriosa, ardita. Secondo gli studiosi il mare arrivava ai piedi del ghiacciaio, estendendosi nella Valle Padana.
Più tardi gli etruschi, sapienti costruttori ed artigiani, occupando la valle del Po, per essere più sicuri del loro dominio, pare abbiano inviato una loro colonia ad occupare i passi alpini che erano le vere porte, donde potevano passare gli invasori, fondarono Susa all’imbocco delle due vallate del Moncenisio e del Monginevro punto strategico difensivo.
Verso il 300 a.C. i primi Galli, guidati da Belloveso, emigrarono nel paese della vita e del sole, occuparono la nostra valle, cacciandone gli Etruschi, facendone scomparire la loro civiltà.
Nel 218 a.C. Annibale condusse il suo esercito alla conquista dell’Italia attraverso la Spagna, la Francia e le nostre Alpi.  Erano 50.000 fanti, 9000 cavalieri e 37 elefanti; Annibale non aveva ancora 30 anni. Non si conosce esattamente attraverso quale valico alpino sia giunto in Italia, si suppone attraverso il Colle Clapier o il Colle Mayt.  Secondo Tito Livio e Polibio, risalì la Valle della Durance e giunse al Colle del Monginevro, secondo altri storici valicò il Colle del Moncenisio, allora Mons.Cinerum (di origine vulcanica) Monte di cenere per l’incendio applicato al passaggio del condottiero cartaginese, oppure per lo spargimento di cenere ad agevolare la marcia delle truppe e degli elefanti sulla neve.
Era infatti autunno inoltrato, (al tramonto delle Pleiadi) scese nella nostra valle e sappiamo di certo che la grande impresa  gli costò la perdita di quasi la metà dei suoi uomini; quando giunse nella pianura padana disponeva soltanto di 20.000 fanti, 6000 cavalieri e non più di 10 elefanti.
Solo per il grande entusiasmo che egli sapeva ispirare ai suoi soldati, fu possibile portare a termine la traversata.    La nostra valle nel 58 a.C. venne percorsa e occupata dai romani che alla guida di Giulio Cesare viaggiava alla conquista delle Gallie.
Regnava nell’alta valle il piccolo Re Donno, che aveva grande autorità su quelle popolazioni montane che resistettero fieramente all’avanzare del grande Console romano.
Cozio, figlio del fortissimo e nobilissimo Re Donno, davanti alle schiere vittoriose dei condottieri romani, piegò il capo aprendo una grande strada, il suo territorio che passava attraverso il Monginevro e metteva in comunicazione l’Italia e la Gallia. Fece costruire in Susa, con le pietre della cava di Foresto, un bellissimo monumento: l’arco di Ottaviano Augusto.
In tal modo Roma lasciò al saggio e nobile Principe completa autonomia e ricchezza commerciale.
Il buon governo di Cozio fu molto aprezzato, quell’epoca fu chiamata (“età d’oro”).  
La tomba del Principe fu venerata per molti secoli.  Egli diede il nome alle Alpi che circondavano il suo territorio.  Il regno Coziano terminava ad Avigliana (reg. Malano).
Al tempo di Augusto, la Valle di Susa ebbe anche la sua strada, che partiva da Augusta Taurinorum Torino) e raggiungeva Susa, Ulzio, Monginevro e la Savoia mantenendo le comunicazioni al di là delle Alpi, cioè ai punti più lontani dal dominio Imperial Romano.
Al vecchio Cozio ne successe un secondo, alla cui morte, il regno Coziano fu, dall’Imperatore Nerone, aggregato all’Impero e trasformato in Provincia delle Alpi Cozie retta da un Prefetto mandato da Roma.  Nel 311 d.C., dalle Gallie scese attraverso le Alpi per muovere contro Massenzio, Costantino, il quale , giunto a Susa col suo poderoso esercito, incontrò opposizione da una guarnigione di soldati che presiedeva la città. I soldati di Costantino vittoriosi per numero, si abbandonarono al saccheggio e appicarono il fuoco a Susa, che fù però salvata dall’energico ed autorevole intervento del futuro Imperatore.
Le valli Galliche della Durance e dell’Arc; che furono sempre unite a quella della Dora Riparia, vennero da Costantino unite alla Liguria, costituendo la grande provincia delle Alpi Cozie.
Secondo un’antica tradizione le milizie cristiane di Costantino passarono nella nostra valle  e proprio sul monte Musiné ( monte degli asini), Costantino vide una croce luminosa con la celebre scritta “ IN HOC SIGNO VINCES” ( CON QUESTO SEGNO VINCERAI).
L’Impero di Costantino segnò il trionfo del cristianesimo, perciò per molti secoli dal 500 d.C. in poi nella Valle di Susa sorsero vari monasteri Benedettini, Certosini, Francescani; ne sono  testimonianza: L’Abbazia della Novalesa con il convento, l’Abbazia della Sacra di San Michele, le Certose di Monte Benedetto e Banda presso Villarfocchiardo, ed altre piccole comunità monastiche sorte qua e là nella valle. La Certosa di Monte Benedetto fu trasferita dalla Losa nel 1200 circa.
Di essa rimane la Chiesa, qualche rudere ed un affresco. Più tardi i monaci si trasferirono in regione Banda. Frequenti erano i litigi per ragioni di irrigazione dei pascoli  con i vicini signori di San Giorio.



Ora et labora

La Sacra di San Michele è posta a 960 mt. d’altezza, sul Monte Pirchiriano. Fu innalzata da un eremita nel sec.X°. Narra una leggenda che l’eremita, San Giovanni Vincenzo, viveva in penitenza a Celle sul Monte Caprasio( Monte delle capre). Raccolti dei seguaci, per ispirazione divina iniziò la costruzione di un Cenobio, ma un giorno svegliatosi non trovò più la costruzione iniziata; miracolosamente gli angeli avevano trasportato il materiale sul Monte Pirchiriano, posto proprio di fronte  al Monte Caprasio: Più tardi vi fu eretto un Monastero, che fu uno dei più rinomati e ricchi dell’ordine di San Benedetto nell’età medioevale.  Attualmente nella Chiesa si trovano dei sarcofaghi in pietra con le spoglie di alcuni Principi sabaudi. Di particolare importanza sono: lo scalone dei morti, il portale dello zodiaco, il trittico del pittore Defendente Ferrari dietro l’altare maggiore e la cripta primitiva ( situata sotto il presbiterio della Chiesa).  Fra le rovine dell’Abbazia si scorge il “ Salto della bell’Alda” celebrato nelle tradizioni popolari. Il complesso dei vari edifici della Sacra di San Michele, almeno in parte, risale al 998 ad opera dei Benedettini con l’aiuto di un certo Conte di Montboissier.
Susa, fra il 375 e 383 d.C. al tempo degli Imperatori romani:Valente, Graziano, Valentiniano fu molto fiorente, lo ricorda ancora una lapide che furono costruiti i viadotti dell’acqua e le terme.
Allorché i Goti (493-553 d.C.) si stanziarono nell’Italia settentrionale, anche la nostra valle fu infestata da quei barbari e con il loro Re occuparono il celebre castello. Ne seguì la breve dominazione bizantina (553-568 d.C.) . Nel 571 d.C. , allorché l’orda barbarica dei Longobardi passò nella nostra valle per rovesciarsi sul territorio dei Burgundi era allora Imperatore Sissinio. Questi con le sue milizie imperiali e con una felice sortita dalla città, aggredì i Longobardi decimati che erano sulla via del ritorno. L’imperatore di Costantinopoli ( era già caduto l’impero romano d’occidente) vista l’impossibilità di conservare a così enorme distanza e in mezzo ai nemici il possedimento di Susa, lo cedette al Re dei Burgundi, che stipulò in seguito coi Longobardi ( i quali regnarono ben 200 anni in Piemonte e Lombardia) un accordo col quale si portò il confine della valle Segusina al Monte Pirchiriano. Ivi i Longobardi innalzarono una muraglia munita di torri di guardia che chiudeva la valle e terminava alle pendici del Monte Caprasio ove sorge una frazione chiamata Mura.  Ai piedi della Sacra si scorge il paese di  Chiusa di San Michele, con alcune abitazioni costruite sui resti della gran muraglia, baluardo inutile per i Longobardi raggiunti dai Franchi scesi dal versante opposto al Caprasio verso la Val Sangone e assaliti alle spalle dal fondo valle. Il nostro territorio cadde sotto il dominio di Carlo Martello, la valle della Dora  e dell’Arc sono state riunite sotto un solo governatore, per cui fu necessario costruire una strada sul Monte Cenisio che unisse le due valli.   Nel 726 d.C. Abbone fondò l’Abbazia di Novalesa . Il Re dei Franchi Pipino allorché venne in Italia per le contese di allora tra il Papa e il Re dei Longobardi, scese dal passo del Cenisio, sulla nuova strada che, seguendo il torrente Cenischia, giungeva a Susa. I Longobardi avevano perduti i passi alpini, perciò difficile era difendersi  dagli assalti dei Franchi, i quali con facilità conquistarono il regno longobardo, anche perché il loro esercito era ben agguerrito e disciplinato sotto un solo capo. Papa Adriano I, essendo in rotta con Desiderio, Re dei Longobardi , chiamò in suo aiuto Carlo Magno, il quale aveva prima sposata e poi ripudiata Desiderata figlia di Desiderio  (chiamata dal Manzoni Ermengarda). Carlo Magno scese dunque dal Moncenisio nel 773. I Franchi si accamparono nella Val di Susa  nei pressi di San Giorio( il quartier generale pare che fosse a Novalesa) nella località dove esistono tuttora i ruderi di un castello dell’età Medioevale. Adalgiso( chiamato dal Manzoni Adelchi) figlio di Desiderio Re dei Longobardi, era valoroso e audace, montava a cavallo, portando una lunga spranga di ferro, con la quale abbatteva i nemici. Giorno e notte , stava a spiare l’avversario dalle torri della muraglia di confine e quando i Franchi riposavano, irrompendo fulmineo alla guida dei suoi , colpiva, facendone larga strage. Narra una leggenda che un giullare longobardo, detto Martino di Ravenna, penetrò per un segreto sentiero nell’accampamento dei Franchi( costeggiando la cima dei monti dal Pirchiriano a pian Cervetto) si mise a canterellare fra le tende dei Franchi” Qual premio avrà l’uomo che guiderà Re Carlo nel regno d’Italia, per un sentiero segreto da prendere il nemico alle spalle?”



Carlo Magno, venuto a conoscenza di tale proposta, chiamò a sé il giullare longobardo, promettendogli in regalo quanto desiderasse, se gli insegnava una strada nascosta. Il giullare condusse quindi il Re Carlo ed il suo esercito per un angusto sentiero che porta da Villarfocchiardo (alcuni affermano che sia quello di Sant’ Antonino ) e salendo la montagna, raggiunse, il Collebione indi discendendo a valle nella parte opposta, giunse a Coazze, poi Giaveno, Avigliana riuscendo così a prendere di sorpresa alle spalle i Longobardi, i quali spaventati, fuggirono verso Pavia. Carlo Magno, accordò poi il meritato compenso al giullare il quale salito su di un monte, aveva dato fiato al suo corno e ne ebbe in proprietà tutto il territorio ove ne era stato udito il suono e tutti quegli abitanti divennero suoi dipendenti. In memoria di questa battaglia , svoltasi presso le mura di confine, fu eretta una Cappella presso il Monte Caprasio, dove appunto terminava la muraglia; detta località fu chiamata Collombardo (abbreviazione di Colle dei Longobardi). Nel ritorno Carlo Magno, per amore di suo figlio Ugo ( poi diventato monaco), donò al Monastero della Novalesa molte terre e molti tesori. L’imperatore franco, nella divisione feudale dell’Italia, volle che la giurisdizione dei Conti di Torino si estendesse sino al Monginevro. Così i loro sucessori, i Conti di Savoia, per tale disposizione, vantarono diritti di Signoria da Oulx, Bardonecchia, Susa fino a Torino e non solo ad Avigliana, antico confine sotto i Re Coziani e quelli Longobardi.  Durante il Medioevo nella Val Di Susa , molti istituti monastici divennero potenti: la Prevostura di Ulzio, che dominò ( dal secolo XI° al XVIII°);  quelle di Susa , di Novalesa , di Sant’Antonino, della Sacra di San Michele e quasi tutte furono sacheggiate durante le invasioni barbariche: Goti, Longobardi e nel 906 i Saraceni, che  annidiati fra le rocce del Frejus  depredarono le carovane dei mercanti e i paesi della valle. L’ultimo Conte di Torino, Olderico Manfredi con la moglie Berta sfoggiava una magnificenza regale.  Detta città guadagnò ancor di più in prosperità ed importanza durante il governo successivo della figlia Adelaide, Contessa di Torino, vedova del Marchese Enrico del Monferrato e sposa nel 1046 di Oddone Conte di Savoia che ben presto le morì come pure il figlio Amedeo II°, essa fu chiamata da alcuni “ Duchessa delle Alpi Cozie”e regnò fino al 1091 sulla Savoia e parte del Piemonte, dando nuovo impulso agli istituti religiosi della valle con forti donazioni tra le quali quella di Sant’Antonino.  Nel 1043 i messi del Marchese Enrico e Adelaide comunicarono ai monaci di Sant’Antonino ( dell’ordine di Sant’ Agostino e provenienti da Chaors, diocesi francese di Rhodex) la donazione di 2/3 del loro territorio in questo borgo, chiamato prima: “ Borgo Sant’Agata” ( lo dimostra un vetro istoriato nella cappella laterale dedicata alla Madonna). Il Campanile della Chiesa è di stile Romanico ( anno1000 ) alto 30 mt.. terzo per importanza  dopo Susa e Celle. La Chiesa è di stile basilicale a tre navate con absidi. Decurtata di 14 mt. nel 1698, attualmente è lunga 25 mt. e larga 15 mt. La volta è a crociera sostenuta  anticamente da 12  ( come gli apostoli) e attualmente da 6 colonne.  I monaci che l’ebbero in donazione dai Marchesi di Susa, passarono in seguito alle dipendenze della Sacra di San Michele.  La Chiesa fu consacrata nel 1763 anno in cui ci fu un’alluvione e in cui fu messo l’orologio sul campanile. La rifusione delle campane è avvenuta nel 1769. Il primo Parroco era un Conte e diede il suo stemma. I registri di archivio risalgono al 1600. Il nostro campanile è monumento nazionale e sotto la Chiesa  ( da sondaggi eseguiti) esiste la cripta.  La Marchesa Adelaide ha grande importanza nella storia italiana, in quanto, erede di varie contee, quali Torino, Asti, Alberga e il  Monferrato. Sposando Oddone non solo arricchiva la Casa Savoia, ma la stabiliva al di qua delle Alpi, nel Piemonte di cui un giorno avrebbe preso la supremazia per raggiungere l’Unità d’Italia. Susa ebbe una zecca importante che cessò solo nel 1400, allorché fu aperta a Torino, la nuova capitale dei Savoia.  
Umberto II° ritornò al di là delle Alpi nella terra degli avi lasciando governare la valle al figlio Amedeo III° che dovette lottare contro l’assalto dei vicini, ma poi, sfiduciato, partì per la quarta Crociata e a Cipro morì.   Nel 1166, allorchè Federico Barbarossa, venne in Italia a combattere i comuni, regnava nella nostra valle Umberto III°, Principe debole, così aveva finito di non essere accetto dalla Lega Lombarda né  dall’Imperatore tedesco.  

Nel  1170 il Barbarossa è di ritorno in Patria e si assicura, per intromissione del suo amico Marchese di Monferrato, libero passaggio per il Cenisio.   Giunto a Susa Umberto III° accoglie la moglie, promettendo loro difesa, ma il barbaro Imperatore non sa contenere la sua ferocia e la sua prepotenza. E’ tracotante con le donne segusine durante il ballo in suo onore. Il popolo segusino, che già aveva udito il pianto angosciato dei fratelli Milanesi e Cremesi causa le crudeltà inflitte loro dal brutale tedesco, sta per scagliarsi contro, ma il Conte Umberto III° calma e riappacifica ogni cosa. Però il mattino seguente  sulla pubblica piazza il Barbarossa ordina i preparativi per l’impiccagione di alcuni ostaggi italiani, presi per avere via libera nel ritorno in Patria.  I segusini  si sollevarono contro l’allemanno, richiedendo la liberazione degli ostaggi. A mala pena, il Barbarossa riuscì a fuggire da Susa, a raggiungere il Monginevro e a mettersi in salvo in Francia, mentre la famiglia di Umberto III° dava giusta protezione  alla buona Imperatrice.


L’Imperatore, scampato da sì grave pericolo, serbò tuttavia un odio profondo contro Susa e nel 1174 ritornò in Italia a combattere i Comuni, valicando col suo grande esercito il Cenisio.  Nulla temendo dal debole Umberto, vendicò il partito, oltraggiò, dando alle fiamme la città di Susa. Nessuna città subì nei secoli tanti incendi.  L’affezione dei segusini per la propria casa, li indusse ogni volta a rialzare le mura.  Giusto il motto scritto sullo stemma di Susa “ IN FLAMMIS PROBATUR AMOR” Federico molto fidava nell’aiuto del suo fedele amico, il Marchese del Monferrato, così poteva prendere alle spalle anziché di fronte, le città della Lega Lombarda.  Tolse inoltre a Umberto III° Avigliana con altre terre e le cedette al vescovo di Torino.   Umberto riprese poi con le armi quanto gli era stato tolto, ma il figlio Tommaso I°  Principe  risoluto ed abile  e durante il suo regno (1189-1233) nella Valle di Susa, favorì ogni progresso e tracciò nel 1197 uno statuto, un abbozzo di legislazione sociale, in cui elevava la condizione dei suoi sudditi.  Alla morte di Tommaso II° (1259), fatto prigioniero dagli artigiani, avvenne la separazione di casa Savoia, del ramo minore d’Acaja.  La Savoia con le valli d’Aosta e di Susa fino a Rivoli, toccò ad Amedeo V°, che accompagnò Enrico VII° nella discesa in Italia  durante le lotte tra i Guelfi e Ghibellini.
Per un trentennio nel 1300 pure la Valle di Susa ebbe a soffrire delle lotte civili tra due famiglie di Susa, ma vi mise pace il Conte Aimone  detto “il Pacifico”.
Nel 1418 il Piemonte ritornò ai Savoia, Torino acquistò importanza e Susa cedette così l’alta valle   che subiva fatalmente il giogo dei Delfini e Re francesi.  Il confine del Delfinato, coi domini della Savoia, rimase al torrente Gelassa presso Gravere, fino alla pace del trattato di Utrecht 1713.
Intanto acquistò importanza Avigliana, onorata sovente dalla residenza dei Sovrani.  Dopo Amedeo V° il Grande e Aimone il pacifico, regnò Amedeo VII° il Conte verde così chiamato dal colore dei vestiti che indossava nei tornei; Principe giusto, amico del suo popolo; si notano ancora adesso presso Caprie i ruderi del suo castello.
Suo figlio Amedeo VII° il Conte Rosso ( per i vestiti rossi) abitava ad Avigliana dove esistono tuttora i resti del castello.   Amedeo VIII°, suo figlio, ebbe il titolo di Duca e trasferì la capitale a Torino alla morte del Principe d’Acaja di cui ereditò i possedimenti.
Intanto la valle, fu la via per cui sovente penetrarono gli eserciti invasori e più volte teatro di aspre lotte.    Carlo VIII° Re di Francia, chiamato da Lodovico il Moro, scendeva in Italia nel 1494 per la valle di Susa, la cui popolazione doveva provvedere al sostentamento dei tremila uomini  dell’armata francese.     Giunto a Oulx, fece impiccare un capo valdese.
Come sempre la Valle di Susa divise il lutto della penisola; nel 1587 scesero dal Monginevro i francesi guidati dal Delfino Re Francesco I° e si scontrarono con le milizie piemontesi e spagnole di CarloV° ( benché non fossero ancora in lega) sbaragliandole, indi bombardarono il castello di Susa, i cui difensori spagnoli (200) si arresero ed ebbero salva la vita, ma con l’onta di uscirne disarmati e vinti; pochi giorni dopo gli spagnoli che difesero eroicamente il castello di Avigliana, vennero passati per le armi, altri impiccati. In seguito la Valle di Susa fu rovinata e occupata dai Francesi.
Il Duca di Savoia Emanuele Filiberto rimaneva così quasi privo delle sue terre ma con fierezza esclamava: “ Mi rimane ancora la spada”.   Infatti nel 1559 con il trattato di Castel Cambresi ottenne la restituzione della Valle di Susa.
Emanuele Filiberto fondò l’esercito, istituì la marina, promosse l’agricoltura, l’industria, il commercio e l’istruzione, volle che la lingua ufficiale fosse l’italiano, così il suo ducato divenne il più forte e potente stato italiano.  Sotto il dominio di suo figlio Carlo Emanuele I° vi furono irruzioni di protestanti Valdesi e Calvinisti e altre lotte religiose nella nostra valle.
Enrico IV° di Navarra, Re di Francia, pose termine a queste lotte con l’editto di Nantes nel 1598, in questo periodo la piazza forte di Exilles, fu un pò francese, un pò italiana.
Importante il trattato firmato a Bruzolo nell’Aprile 1610 tra Carlo Emanuele I di Savoia ed Enrico IV° Re di Francia per un’Italia indipendente  e libera entro i suoi naturali confini.


Nel 1628 nuovamente scendono i Francesi dal Monginevro, guidati dal Re Luigi XIII° e dal Ministro Richelieu, la povera valle doveva rifornire agli armati, viveri e giunti a Susa ricevettero con pompa magna, la sorella del Re, Principessa Cristina di Francia, proveniente dal castello ducale di Avigliana, sposa del grande Vittorio Amedeo I° Principe del Piemonte, che morì nel 1537 in una crociata.    Successe a lui il piccolo Carlo Emanuele II°, poi Vittorio Amedeo II° che dichiarava nel 1689 guerra alla Francia per la sua tracotanza nella nostra alta valle.
I Francesi comandati dal Generale Catinat, irrompono a Susa, il nostro Duca dà protezione ai Valdesi ed ai protestanti combattuti aspramente dal nuovo Re Luigi XIV°, il quale si attirò il loro odio.    Nel 1691 Catinat, scendendo nella valle con il suo esercito, occupò Avigliana, Rivoli, Carmagnola, Vittorio Amedeo II, vista la miseria del Piemonte, la sua rovina economica ed agricola, accettò le proposte di pace ( Pace di Torino 1697) di Luigi XIV° che doveva pensare ad altro, mirava infatti alla successione del trono di Spagna.  Vittorio Amedeo II visto il trattamento dei francesi nella nostra valle ruppe l’alleanza con essi e si unì al cugino Eugenio di Savoia.
Intanto un grande esercito francese scendeva dal Monginevro, occupava Susa e giungeva aTorino, cingendola d’assedio.  Amedeo II, ha lasciato la città ai suoi bravi piemontesi e a guardia di una galleria minata che portava alla cittadella. Alcuni di essi erano nascosti in quel luogo con Pietro Micca  che poi morì tragicamente. Il Principe Eugenio accampato sulla destra del Po, salì sulla collina per spiare le mosse del nemico e le sue difese.
Intanto nel fervore della sua fede, davanti all’immagine della Vergine, che si trovava nel bosco, fece voto in caso di vittoria sui francesi, di innalzare in suo onore una grande basilica ( Oggi la Basilica di Superga). Il voto potè realizzarsi. I francesi sconfitti risalirono precipitosamente la Valle della Dora, trasportando il Duca d’Orleans ferito, ma si accamparono a Chiomonte. I piemontesi rioccuparono Susa e insieme agli austriaci travolsero i nemici, facendo capitolare i forti di Exilles e riprendendo nel 1709 tutta la Valle di Oulx .  Con la pace di Utrecht, l’alta e bassa valle si ricongiungevano.  Poco dopo con un editto si espulsero dalla valle di Oulx i Valdesi.
Nel 1740, durante la guerra per la sucessione al trono d’Austria, il nostro Re Carlo Emanuele III°, perché alleatosi con Maria Teresa, moglie di Francesco di Lorena, dovette sostenere una lotta nella nostra valle.    Egli aveva a tal fine innalzato le trincee sull’Assietta, che dominano la valle del Chisone , della Dora Riparia e il forte della Brunetta presso Susa.
I francesi scendendo dal Monginevro dovevano assalire l’Assietta, Exilles, la Brunetta, ma ne furono sconfitti (19 Luglio 1747), rimanendo morto il comandante Belisle. I martiri furono sepolti presso Oulx e Jauvenceu.  Vittorio Amedeo III, prevedendo la bufera rivoluzionaria francese, preparò armi, cannoni e mobilitò gli uomini ai confini.; infatti nel 1792 la Francia invadeva la Savoia unendola alla repubblica.   Nel 1794-95 un esercito guidato da Alessandro Dumas varcava il Monginevro, occupava Cesana e Oulx imponendo enormi taglie.
Un altro esercito scendeva da Bardoneccchia e dal Moncenisio. La battaglia fu favorevole ai francesi.  Nel 1796 scese Napoleone invadendo il Piemonte.   Il padre di Massimo d’Azeglio  si rifugiava in Francia e nella Valle di Susa, di Oulx e Novalesa, affluirono colonne interminabili di prigionieri austriaci.   I francesi depredavano ogni cosa, abolirono i titoli e distrussero le insigne signorili.    Carlo Emanuele IV° , succeduto al padre, si ritirò in Sardegna, lasciando il Piemonte in balìa dei francesi.    Per ordine del Direttorio, intanto, partiva per la Francia, in esilio, il Papa Pio VI° passando, in Val di Susa, per il Monginevro; i poveri montanari gli improvvisarono dimostrazioni di affetto, ma giunto a Valenza morì.
Nel 1799 i francesi venivano cacciati dagli austro-russi oltre Exilles e al colle del Cenisio, ma ritornarono a Susa  pochi mesi dopo, vennero ancora cacciati e così ancora altre volte fino al 1814, al ritorno di Vittorio Emanuele I° Re di Sardegna.
Napoleone aprì la grande via carrozzabile ( prima era soltanto una mulattiera) che attraversava il Monginevro, scendendo a Cesana, dove si biforca in due rami : uno per Oulx-Susa, l’altro per Sestriere –Pinerolo.  Fu eretto sul Monginevro un obelisco in onore di Napoleone Buonaparte Imperatore.   A scopo militare nel 1803 Napoleone fece pure aprire la celebre strada  del Colle del Moncenisio (otto anni di lavoro) con case cantoniere che servivano per ricovero ai viaggiatori durante le bufere .  Vi passò il Papa Pio VII°, il quale aveva scomunicato l’usurpatore dei beni ecclesiastici, Napoleone. Dal 1815, i francesi dovettero sgombrare completamente  l’Italia e la Valle della Dora Riparia  non fu funestata da alcun passaggio di truppe straniere.



( Prima Guerra d’indipendenza 1848) -  Nel sec. XVIII e XIX alcuni popoli si ribellarono al dominio straniero.  Tra le molte guerre d’indipendenza spiccano in ordine cronologico quella americana, quella greca  e le tre guerre d’indipendenza italiana.  Il popolo italiano attraverso a vari combattimenti si schierò contro l’Austria.   L’inizio fu il 23 Marzo del 1848 quando Carlo Alberto Re di Sardegna, intervenne in aiuto dei lombardi nelle cinque giornate di Milano.  Molti furono i volontari e le truppe delle diverse regioni italiane che parteciparono a questi combattimenti e non mancarono i soldati della nostra Valle di Susa  tra i piemontesi che si impossessarono di Peschiera.
Alla fine della prima guerra d’Indipendenza però i piemontesi dovettero ritirarsi dopo varie vicende concluse con un armistizio da Vittorio Emanuele successore di Carlo Alberto.

(Seconda Guerra d’indipendenza 1859)  - Secondo gli accordi di Plombières (Luglio 1858) tra Cavour e Napoleone, la Francia avrebbe aiutato il Piemonte nel caso che l’Austria lo avesse attaccato.  Di fatto l’intervento francese fu provocato quando Vienna mandò l’ultimatum a Torino imponendo il disarmo.
L’esercito austriaco varcò il Ticino a Pavia, entrò nel Piemonte mentre l’esercito piemontese ebbe il tempo di schierarsi nella fortezza di Alessandria in attesa dell’arrivo dei francesi attraverso in parte dal Cenisio -Monginevro e in parte per mare da Genova.   Le forze franco-piemontesi sconfissero gli austriaci a Palestro (30-31 Maggio1859) varcando il Ticino, vinsero a Magenta, mentre gli austriaci si ritirarono fino al Mincio.  Garibaldi ebbe intanto successo con i suoi volontari  (Garibaldini) nella zona di Varese e Como.  Seguirono momenti difficili di moti rivoluzionari di combattimenti di affermazioni di governi provvisori ( battaglia di  S.Martino e Solferino) e i franco-piemontesi batterono gli austriaci che tentavano di difendere Milano.  La strada verso il Veneto era aperta ormai , sennonché improvvisamente  Napoleone III° , temendo un attacco dei prussiani sul Reno e avendo i francesi contrari alla spedizione militare in Italia, decise di offrire all’Austria un armistizio, firmato a Villafranca .   L’Austria consegnò alla Francia la Lombardia, che fu subito consegnata da Napoleone III° a Vittorio Emanuele II° in cambio della Savoia e del Nizzardo.   I plebisciti popolari (1859) tenuti a Modena, Parma e in Toscana  si pronunciarono per l’unione al Piemonte, furono così gettate le premesse per il Regno d’Italia avvenuto poi nel 1861 dopo la spedizione dei mille nel meridione dei Garibaldini.


( Terza Guerra d’Indipendenza  1866)  -  La Prussia viene in conflitto con l’Austria. L’esercito italiano comandato da Lamarmora fu sbaragliato da quello austriaco che lo attaccò di sorpresa a Custoza mentre si dirigeva verso Verona.  Anche la flotta italiana fu sconfitta a Lissa.  L’unico a salvare l’onore italiano fu Garibaldi che vinse a Bezzecca .   Furono stipulati armistizi ed infine la pace definitiva fu firmata a Vienna.    Nonostante le sue sconfitte l’Italia ottenne dall’Austria il Veneto: era il suo obiettivo di guerra.

( Prima Guerra Mondiale 1914-1918) -  Sono state coinvolte tutte le principali potenze europee e qualcuna ex europea.
Cause: contrasti economici e di potenza tra gli stati europei…
La guerra ebbe inizio con il pretesto occasionale dell’assassinio a Sarajevo( 28-6-1914) dell’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, compiuto dallo studente serbo G. Prinzip, esponente della congiura nazionalista.   Così ( Austria – Ungheria dichiarò guerra alla Serbia … poi gli avvenimenti precipitarono e coinvolsero molte nazioni: Russia, Austria, Ungheria, Francia e Germania, Belgio, Gran Bretagna, Turchia).  L’Italia all’inizio fu neutrale, ma dovette poi intervenire contro gli Imperi centrali dichiarando guerra all’Austria e poi alla Germania.
Era l’Aprile del 1916 quando combatté la battaglia sull’Isonzo guidato dal Generale Cadorna, ma l’esito non fu quello sperato.  L’Italia più volte attaccò sull’Isonzo, con gravi perdite di uomini senza risultati rilevanti.  Anche sui mari vi furono diversi conflitti sia sul fronte orientale che su quello occidentale, per mare e per terra.
Sul fronte italiano più volte ci fu guerra nel Trentino e sull’altipiano di Asiago.
Nella sesta offensiva sull’Isonzo si arrivò alla presa di Gorizia.
Sui mari l’unica grande battaglia navale della guerra avvenne nel Maggio 1916 al largo dello Jütland.  
Nel 1917 varie offensive continuarono sui vari fronti orientali e occidentali con la perdita di molti uomini. Sul fronte italiano ci fu la decima battaglia sull’Isonzo ed un attacco contro il massiccio dell’Ortigara; poi ancora una undicesima offensiva sull’Isonzo con buoni risultati, ma  gli austro-ungarici rafforzati da un’armata tedesca, sfondarono le linee italiane a Caporetto e penetrarono nel Veneto… facendo ben 300.000 prigionieri sulla linea Piave-Grappa- Altipiani di Asiago.  
Dopo la disfatta di Caporetto Cadorna venne sostituito da Diaz.
Sul fronte asiatico ci fu una notevole guerra sottomarina . Furono affondate moltissime navi mercantili.  Questa guerra sottomarina spinse gli U.S.A ad entrare in guerra a fianco dell’Intesa.
Nel 1918 sul fronte occidentale, prima che i rinforzi americani si facessero consistenti, la Germania concentrò le sue 200 divisioni sul fronte occidentale per stroncare l’Intesa.
Sul fronte italiano una grande offensiva austriaca si infranse sulla linea del Piave.
Gli italiani, hanno fermato l’avversario a Vittorio Veneto; e vinsero firmando nello stesso giorno l’armistizio.
Così finì la guerra mondiale del 1915-18.  I morti furono circa dieci milioni- i feriti venti milioni-
Italiani morti duecentomila, feriti un milione.


(Seconda Guerra Mondiale 1939-1945) -  Questa guerra fu veramente mondiale ( nel vero senso della parola) perché coinvolse tutte le principali potenze del mondo.  Oltre l’Europa erano coinvolte l’Africa sett. , l’Estremo Oriente sul Pacifico e l’Africa Orientale. Gli stati partecipanti furono una sessantina.
Cause:
-La causa principale fu il progetto Hitleriano di dominio sull’Europa, che trovò terreno favorevole per l’avvento del fascismo in Italia e l’annientamento degli Ebrei sulla faccia della terra.
-La politica espansionistica del Giappone.
-La debolezza della Società delle Nazioni.
-La terribile crisi economica degli anni 1929-32.
La Germania uscita dalla Società delle Nazioni nel 1933… fece molti passi verso il dominio, occupò l’Austria, poi la Boemia, la Moravia e si impose sulla Slovacchìa, poi stipulò con l’Italia fascista il “ Patto d’acciaio”.  Le truppe tedesche entrarono in Polonia il  I° Settembre1939 così iniziò la II Guerra Mondiale.  Entro Dicembre del 1941 tutte le principali potenze mondiali erano scese in campo:  da una parte stavano gli alleati  U.S.A- U.R.S.S.- Gran Bretagna- Cina più i paesi già occupati dai tedeschi:  Francia – Belgio- Jugoslavia- Polonia- Cecoslovacchia ecc… dall’altra le potenze del Tripartito : Germania – Italia- Giappone con a fianco l’Ungheria-la Romania- la Bulgaria- la Finlandia e la Croazia.

1939 – Invasione della Polonia da parte della Germania, Varsavia assediata si arrese.
           La Russia riprese i suoi territori verso l’oriente sul fronte occidentale imperversò la guerra     
           specialmente quella navale.
1940-  La guerra si intensificò nel Nordeuropa sulle coste della Danimarca e della Norvegia.
           Poi la Francia crollò e nel Giugno1940 i tedeschi entrarono in Parigi, la Francia fu così
           costretta  a chiedere l’armistizio (22 Giugno) e così fece anche l’Italia (24 Giugno).

L’Inghilterra governata da Churchill, avendo respinto l’appello di pace ( di resa) proposto da Hitler, venne attaccata dalla Germania per mare lungo le isole britanniche, mentre per via aerea l’Inghilterra reagì costringendo i tedeschi ed accantonare i piani di invasione.
Poiché la Francia era sull’orlo della disfatta, Mussolini condusse l’Italia a fianco della Germania, sulle Alpi si scatenò l’offensiva di breve durata (per fortuna) perché il 24 Giugno ci fu l’armistizio.
La Valle di Susa ricorda questo momento storico:  strade piene di mandrie che scendevano con i loro pastori a passo veloce, carri carichi di vettovaglie e di attrezzi, donne con bambini tra le braccia, o sulle spalle, che spronavano gli animali a correre verso la pianura…e soldati…che seguivano armati per liberare le strade.  Nei nostri paesi, i giovani uscivano dai loro cortili e correvano a vedere questi tristi avvenimenti e ricordano ancora le strade piene di profughi che fuggivano a valle per salvarsi.    La gente usciva sui balconi spaventata e nell’aria si sentivano le voci delle prime radio sintonizzate su  “Radio Londra” che comunicava le notizie di quel giorno. Era il 20 Giugno 1940…!     Qualche mese dopo, a Ottobre, le truppe italiane erano oltre il confine greco- albanese per combattere contro la Grecia, ma dovettero retrocedere per la dura resistenza ellenica.
Così anche in Africa alla fine dell’anno le truppe inglesi iniziarono la conquista dell’Impero italiano di Etiopia e ci riuscirono con diversi attacchi che costarono la vita a molti italiani.
La guerra continuò nel 1941 nei vari luoghi con combattimenti navali, aerei e terrestri, specialmente nell’Africa settentrionale, poi in Russia, a Leningrado e … Stalingrado e poi in Estremo Oriente nel 1942.
Nel 1943 la guerra nell’Africa settentrionale.  
A Maggio cadde Tunisi  e gli Italo-Tedeschi deposero le armi. Ci furono ben  duecentocinquantamila prigionieri.  L’Italia si arrese, con l’arrivo degli Alleati in Sicilia.
Fu il tracollo dell’esercito italiano a provocare il colpo di stato del 25 Luglio con la caduta di Mussolini e l’assunzione al potere del Maresciallo Badoglio.
Fu firmata in segreto la resa agli Alleati mentre il re, il governo ed il comando militare si trasferirono a Brindisi, poi a Bari, intanto dopo l’8 Settembre 1944 l’esercito si sfasciava.
Giunse l’ottava armata inglese a Reggio Calabria e la quinta armata americana a Salerno, mentre nell’Italia settentrionale Mussolini formò un governo fascista-reppubblicano alleato con la Germania, ma contro di esso si sviluppò un’azione partigiana.  Anche la Valle di Susa, come le altre valli piemontesi, si schierò tra i partigiani per dimostrare rivolta al fascismo ed al nazismo.
Molti pagarono con la vita quel desiderio di libertà.
Il 13 Ottobre dall’Italia meridionale il governo del re dichiarò guerra alla Germania.

1944 -  In questo anno la guerra si diffuse in tutte le parti del mondo, con l’intervento degli Alleati.
            Molti sbarchi in vari luoghi, molti scontri, molti morti, molti prigionieri…
A Roma gli Alleati entrarono il 4 Giugno.
A Rimini il 21 Settembre
A Ravenna il 5 Dicembre
Molti furono gli sbarchi in Francia, in Normandia e in Oriente.

1945- 21 Aprile gli Alleati a Bologna
          23 Aprile raggiunsero il Po
          24-25 Aprile insurrezione popolare in tutta l’Italia settentrionale
          28 Aprile sul lago di Como venne giustiziato Mussolini  dai partigiani durante una fuga.
          29 Aprile- Entrata in Milano e le forze tedesche hanno capitolato.
Anche sul fronte orientale le cose andavano da male in peggio, tentando le ultime resistenze fino alla resa totale.
Pare che Hitler si sia ucciso il 30 Aprile nel sottosuolo della cancelleria del Reich, mentre gli ultimi quartieri di Berlino stavano per cadere nelle mani sovietiche.

La guerra in oriente continuò ancora qualche mese per la tenacia dei giapponesi, vinta soltanto dal lancio delle due bombe atomiche americane su Hiroshima il 6 Agosto e su Nagasaki l’ 8 Agosto, oltre all’entrata in guerra dell’U.R.S.S.

Dopo sei anni e un giorno aveva così finalmente termine la Seconda Guerra Mondiale.

Perdite:
U.R.S.S. - 12-15 milioni di uomini, militari e civili
Germania - 7 milioni di uomini, militari e civili
Italia - 444.523 uomini, militari e civili
Gran Bretagna - 336.772 uomini, militari e civili
U.S.A. - 248.161 uomini, militari e civili
9.949 bombardieri
8.420 aerei da combattimento
Gran Bretagna  11.965          bombardieri
                         10.045          aerei da combattimento

Dal Settembre 1943 l’Italia si trovò divisa in due tronconi, l’uno in mano ai tedeschi e ai fascisti, l’altro agli Anglo- Americani.    
La marcia degli Alleati verso Nord portò al 4 Giugno del 1944 alla liberazione di Roma.
Subito dopo Vittorio Emanuele III  abdicò e nominò il Principe ereditario Umberto luogotenente generale del regno, mentre a Badoglio subentrava come primo ministro Bonomi.
In alta Italia si faceva sempre più intensa la guerriglia partigiana ( specie nelle vallate alpine e appenniniche) organizzata da C.L.N. ( Comitato di Liberazione Nazionale).
L’insurrezione generale dell’Italia avvenne il 25 Aprile 1945, il giorno dopo il passaggio del Po da parte delle truppe alleate.
Col referendum istituzionale del 2 Giugno 1946 il popolo italiano optò per la Repubblica.
Quale capo provvisorio dello stato venne eletto dall’Assemblea Costituente l’on. Enrico Di Nicola.
Il trattato internazionale di pace fu stipulato a Parigi il 10 Febbraio 1947; esso costrinse l’Italia a cedere alla Francia l’altopiano del Moncenisio, il passo del Piccolo San Bernardo, Briga e Tenda;
alla Iugoslavia quasi tutta la Venezia Giulia, l’Istria, Fiume e Zara, le isole dalmate (Trieste, eretta a stato libero, ritornò all’Italia nel 1954).
Le elezioni politiche del 18 Aprile 1948 diedero la vittoria alla democrazia cristiana che governò coalizzata con altri partiti.





  
  
     
      

     

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